Natale in casa Cupiello

Fausto Russo Alesi interpreta uno per uno tutti i personaggi della famosa commedia di Eduardo, mettendo in scena una mostruosa capacità interpretativa. Com’è ovvio, va però perduta l’intima coralità dell’opera

Fausto Russo Alesi, Natale in casa Cupiello

Milano , 2012-12-27 01:36:00

Come giudicare la folle, interessante, affascinante impresa di Fausto Russo Alesi, che ha deciso di provare a scalare in solitaria le scoscese vette di un testo complesso come Natale in casa Cupiello di Eduardo? È difficile esprimere una valutazione univoca su un progetto così anomalo e sfaccettato. L'attore, su una sorta di palco-cantiere, indossando tra una scena e l'altra un casco di plastica da manovale, quasi fosse tra i materiali di una casa o di un presepe in costruzione, affronta in quasi due ore praticamente l'intera trama, prestando voce a tutti i personaggi principali: ma più ancora del variare delle voci sono i ritmi del parlato, i gesti, le posture a definire le diverse figure che intervengono nell'azione.

Va detto subito che Russo Alesi –  applaudito, ogni sera, da un pubblico entusiasta –  è davvero bravissimo, di una bravura persino un po' mostruosa. Nel suo sfoggio di funambolismo interpretativo si moltiplica con sorprendente disinvoltura senza perdere un colpo, senza un indugio, una caduta di tensione, recitando con la stessa incrollabile naturalezza anche le didascalie dell'autore. Ma proprio questa straordinaria abilità mimetica induce a qualche interrogativo: si direbbe che lui, nell'occasione, abbia scelto più o meno intenzionalmente la strada del puro esercizio di virtuosismo, del grande exploit istrionico che appaga lo spettatore ma trascende per certi versi l'oggetto in sé della rappresentazione.

Rispetto ai contenuti della commedia, la sua chiave di lettura ha alcuni meriti e dei limiti palesi. La storia di Luca Cupiello, un uomo perennemente fuori dal mondo, perduto nei suoi sogni natalizi, ignaro di tutto ciò che gli accade intorno, e di cui la moglie volutamente non lo informa –  il figlio che cresce male, la figlia che tradisce il marito e sta per fuggire con l'amante –  ha un respiro corale dal quale difficilmente si può prescindere. I fatti sono rigorosamente concatenati gli uni agli altri, e ogni minimo dettaglio concorre al definitivo precipitare della situazione, al colpo apoplettico che coglie il poveraccio quando scopre come stanno le cose.

Trasformando il copione in una mera partitura sonora –  in qualche modo bidimensionale, senza profondità prospettica, senza la concretezza di un ambiente di contorno – l'attore-regista sembra riuscire a valorizzare meglio le nude geometrie dell'intreccio, prosciugandole di qualunque sostanza realistica, proiettandole come in una dimensione sottovuoto. L'aspetto forse più riuscito, e certamente il più peculiare di un approccio così insolito, sta nella lancinante intensità con cui viene evidenziata la solitudine del protagonista, perso in quella sorta di delirio onirico che pare riecheggiare unicamente dentro di lui, in un contesto famigliare che diventa un insieme di ombre del tutto prive di consistenza.

Ma proprio questo ridurre ai minimi termini la piccola umanità che circonda Luca e asseconda la sua incapacità di aprire gli occhi risulta a lungo andare un po' limitante. Il teatro di Eduardo, per sua stessa conformazione, deve mostrare delle creature in carne e ossa, non delle semplici funzioni drammaturgiche, o rischia di smarrire la sua effettiva ragion d'essere. Trasformato in una specie di incorporeo soliloquio, il testo lascia comunque intravedere la sequenza degli avvenimenti, ma la priva di quelle minute sfumature, di quei chiaroscuri, di quelle intime contraddizioni che rendono vivi i personaggi, e delineano il sottofondo di dolore, di frustrazioni che sta alla base dei loro comportamenti.

Personalmente, di fronte a questo strano adattamento, sono rimasto soprattutto colpito dall'essenzialità di certi gesti, di certe movenze studiatissime: un piede calzato di azzurro che a un certo punto si mette a oscillare nervosamente, uno sbadiglio, l'imitazione delle pose dei pastori nel presepe, le varie angolazioni che assume la schiena dell'attore a seconda di chi in quel momento sta parlando bastano a evocare dei piccoli squarci di interiorità, sono in un certo senso più eloquenti di tante parole. E l'immagine del protagonista con la bocca storta per gli effetti dell'ictus che l'ha colpito e la corona da re magio sulla testa ha una forza straziante, che arriva dritta alla platea.

Visto al Piccolo Teatro Studio di Milano

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Natale in casa Cupiello
di Eduardo De Filippo
adattamento e regia di Fausto Russo Alesi
con: Fausto Russo Alesi
scene: Marco Rossi
luci: Claudio De Pace
musiche: Giovanni VitalettiFausto Russo Alesi interpreta uno per uno tutti i personaggi della famosa commedia di Eduardo, mettendo in scena una mostruosa capacità interpretativa. Com’è ovvio, va però perduta l’intima coralità dell’opera


(Renato Palazzi)

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