Indigenous: incivile, indocile, innovativo

Al DOM di Bologna Barokthegreat ha presentato uno spettacolo di ricerca coreografica e musicale che tocca una dimensione ulteriore, più semplice, ma più difficile da afferrare: quella del gesto immediato e inspiegabile, animale

Barokthegreat, Indigenous. Foto Ilaria Scarpa

Bologna , 2012-10-19 11:24:00

Chi è l'indigeno? È un nativo, un abitante originario, alle prese col Paese natio e col suo mistero? Non solo. Qui e ora, l'indigeno è uno scienziato (ma forse lo è sempre stato) capace di ricostruire con assoluta precisione le circostanze del suo stupore, e perdersi in esse, con totale dedizione. Quest'indio, individuo selvatico, o indigeno come l'abbiamo chiamato, sa andare in estasi, raggiunge stati di coscienza alterata. Se lo vuole, può portare con sé anche il viaggiatore che proviene, come lo spettatore, da un mondo diverso e alieno, forse non lontano: il nostro.

Senza bisogno del peyote e dell'amanita (e tantomeno del dorso di rospo e delle foglie di coca), l'indigeno, uomo o donna primordiale, può arrivare in un'altra dimensione, dove ogni sicurezza o convenzione viene meno; la prima a scomparire è quella di trovarsi in un luogo definito, attuale, concreto. Lo spettacolo Indigenous propone allo spettatore un viaggio che si attua innanzitutto tra i piani spaziali della superficie e del volume, giocando coi pieni e coi vuoti disegnati dal buio e dalla luce, presentando una coreografia che mantiene una frontalità rigorosa, continua e totale, fino a improvvisi cambi di prospettiva e direzione.

Da un fondale sfrangiato e bidimensionale, le danzatrici appaiono improvvisamente, avvicendandosi come presenze geometriche d'impronta tribale, o come figure più umane, che sembrano uscite dal concorso ginnico di una civiltà ancora da venire. I colori saturi dei costumi sono solo alcuni tra quelli diffusi sulla scena dai proiettori, andando a generare un effetto di simultanea attenuazione e diffusione delle figure. La musica, che sovrasta e unisce visioni e scene, scandisce i tempi di quest'azione collettiva, mentre i due musicisti, con la loro presenza ai lati del palco, delimitano lo spazio.

I cinque artisti sulla scena condividono l'immediatezza del gesto e la sicurezza dell'esecuzione. La loro presenza non viene mai meno, anche quando viene assorbita dal buio o coperta dal suono. In questa profonda unità d'intenti e d'azione risiede la forza della proposta artistica della compagnia, insieme alla complessità della sfida affrontata con questa produzione. In Indigenous, al duo costituitosi nel 2008 e formato da Sonia Brunelli e Leila Gharib, Barokthegreat ha scelto di affiancare la presenza di una danzatrice (Giorgia Nardin), un musicista (Francesco 'Fuzz' Brasini) e un'artista visiva (Dafne Boggeri), attingendo inoltre ad altre collaborazioni, per la cura del suono e l'analisi teorica che precede la costruzione delle scene.

Con una progettazione dello spettacolo che risale alla circuitazione del precedente lavoro della compagnia (Fidippide, 2010) e attraverso il confronto realizzato con diversi laboratori e un'audizione, Barokthegreat ha potuto mettere in discussione la propria traccia di ricerca, condividerne la pratica e svilupparla con forza maggiore.

L'evocazione di un'atmosfera stellare, per l'incontro di due civiltà reciprocamente aliene (quella di chi si muove sul palco e quella di chi sta a sedere) insieme alla concretizzazione di un atto collettivo, quasi rituale, nel recupero di una dimensione primitiva, urgente, animale, che sta dietro e dentro all'atto spettacolare, sono state possibili grazie alla qualità di questa presa di contatto iniziale, tra identità e sensibilità artistiche diverse ma affini. Per questo, una parziale dissonanza, una momentanea contrapposizione, potrà stupire lo spettatore, per poi approfondire in lui la sensazione di trovarsi di fronte a un fenomeno trascinante, in qualche modo contagioso, impossibile liquidare con un applauso, e capace di riflettersi e risuonare a lungo nella memoria e nell'immaginazione.

Visto a Bologna al DOM - la cupola del Pilastro, nell'ambito di Coda - Teatri del Presente, rassegna a cura di Laminarie e Altre Velocità

 

Indigenous / Dramma sonoro in due atti
ideazione Barokthegreat
con Dafne Boggeri, Francesco ‘Fuzz’ Brasini, Giorgia Nardin, Leila Gharib, Sonia Brunelli
musica originale live Francesco ‘Fuzz’ Brasini, (2880 sampler recorder, space echo, sine wave generator), Leila Gharib (drums, delay modeler, super shifter, big muff)
performer Dafne Boggeri, Giorgia Nardin, Sonia Brunelli
coreografia Sonia Brunelli
collaborazione teorica Piersandra Di Matteo
effetti di luce Dafne Boggeri
fonica Mattia Dallara
immagine di presentazione Ilaria Scarpa
un ringraziamento speciale a Marco Villari
coproduzione Schaubühne Lindenfels (Lipsia), Santarcangelo •12 •13 •14 Festival Internazionale del Teatro in Piazza
spettacolo realizzato grazie all’Accordo GECO 2 Giovani Evoluti e Consapevoli
Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento della Gioventù – Regione Emilia-Romagna
in collaborazione con Emilia Romagna Teatro Fondazione
con il supporto di Xing


(Andrea Falcone)

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