Ancora una volta, l’anziano maestro dimostra una straordinaria freschezza interpretativa nello “studio” sui Sei personaggi di Pirandello, allestito in anteprima al festival dei Due Mondi di Spoleto con i bravissimi allievi dell’Accademia nazionale d’Arte drammatica
Spoleto (Pg) , 2012-07-11 12:12:00
I laboratori “aperti”, le esperienze di ricerca e di approfondimento con giovani allievi sono oggi una delle modalità di lavoro predilette da Luca Ronconi: fuori dai condizionamenti della produzione, il regista è libero di sperimentare nuove ipotesi interpretative, di cercare un diverso approccio ai testi, svincolato da schemi e convenzioni: chissà se in una messinscena canonica, ad esempio, avrebbe spinto la trama dei Sei personaggi in cerca d'autore verso una specie di inquietante episodio al limite della cronaca nera, come ha fatto in questo illuminante “studio” realizzato con un gruppo di neo-diplomati dell'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica, e presentato al festival dei Due Mondi di Spoleto.
Scavalcando totalmente tutti i temi di teatro nel teatro, tutti i paradossi sull'essere e l'apparire, sulla persona e il personaggio – non a caso, probabilmente, la sua proposta si intitola semplicemente In cerca d'autore – Ronconi punta a evidenziare ciò che l'opera di Pirandello era sostanzialmente nel suo nucleo primordiale, sotto un'infinita serie di stratificazioni dimostrative: ovvero l'incubo di una lacerante degenerazione dei rapporti famigliari, un piccolo inferno domestico venato di connotazioni patologiche, sconquassato da quel sentore di segreto disagio, da quell'aura di vaga malattia mentale che magari non esplode esternamente, ma si insinua fra le pieghe della vita quotidiana.
Chi è, in effetti, il Padre, colui che anche metaforicamente sta comunque all'origine di tutto, come la Figliastra lascia intendere? In questa chiave, non è certo il lucido “ragionatore” che disquisisce sui labili confini fra verità e finzione, e neppure un vizioso, forse un'incarnazione degli impulsi incestuosi dell'autore, come in tante letture recenti, ma una specie di pazzo che con la sua follia ha portato gli altri alla rovina: cos'è, se non un puro delirio, quel suo sconclusionato progetto di costringere la moglie a sposare un altro, un suo sottoposto, solo perché li ritiene ugualmente incolti e sempliciotti? E come potrebbe non avere conseguenze devastanti la sciagurata idea, alla morte dell'uomo, di riprendersi in casa la vedova e i suoi figli?
I nefasti risultati di questa scelta si colgono fin dall'inizio, fin dall'entrata – da una porta laterale - dei “personaggi”, che fanno significativamente il loro ingresso in ordine sparso, ciascuno per suo conto, ciascuno come ingabbiato in una sua impenetrabile solitudine, il giovinetto quasi autistico, tutto ritorto su se stesso, con le braccia annodate come da un'invisibile camicia di forza, il Figlio disadattato, isolato dagli altri, con lo sguardo perso nel vuoto, irrigidito in un'insondabile sofferenza psichica, la bambina vagamente inebetita, la Madre stridula, perennemente lamentosa. Tutti si muovono, angosciosamente, rasente ai muri, come se avessero paura di staccarsi da quell'elementare ma solido appiglio.
E poi c'è lui, il Padre, che ripete febbrilmente quella sua storia inverosimile, come se fosse la cosa più naturale del mondo. E c'è soprattutto la Figliastra, che è la vera, grande invenzione di questo percorso triennale che Ronconi ha sviluppato, in vari cicli, al suo Centro Teatrale Santacristina: lei ha una faccia sghemba, da esaltata, e un ghigno demente che le piega sgradevolmente la bocca. Parla sguaiatamente, come se faticasse a modulare le parole, ride volgarmente, con cattiveria, e si offre in modo sfrontato a tutti gli uomini – compreso il Capocomico, che sembra anch'egli non meno frustrato e infelice – come la vittima di una violenza sessuale diventata a sua volta molestatrice.
È proprio questa Figliastra a dir poco alterata che porta con sé quasi naturalmente, nello spiazzante finale, il più inatteso e impressionante dei coup-de-théâtre: è lei che, spezzando definitivamente gli ambigui giochi di specchi tra realtà e rappresentazione, traduce la sua rabbia e la sua angoscia in qualcosa di molto simile a un autentico raptus omicida, è lei che affoga la sorellina infilandole la testa in un secchio e guida la mano del fratello mentre si punta la pistola alla tempia. Una soluzione che Pirandello non aveva contemplato, ma che sembra rientrare alla grande nel quadro clinico che la vicenda suggerisce.
A Santacristina – dove se n'era visto lo scorso settembre un breve “assaggio” – questa truce casistica di disturbi mentali e soprusi reciproci si collocava nello spazio asettico di un'aula, come in vitro. Ora il regista ha voluto ricostruire anche in teatro una fedele riproduzione di quell'aula, arredata solo con un tavolo e alcune sedie, ottenendone un imprevedibile spostamento di senso: la stanza bianca lunga e stretta che sostituisce il normale palcoscenico, e che non è più l'originaria sala prove, ma non è neppure una vera scenografia, perde il suo carattere neutro e si trasforma in un ambiente gelido, concentrazionario, un recinto claustrofobico, un vuoto senza scampo da cui non si può fuggire.
In questa specie di camerone da istituto psichiatrico c'è anche posto per un'incongrua seduta spiritica in cui viene evocata Madama Pace, una pseudo-stilista lesbica di paese che si stringe alla Figliastra sussurrandole all'orecchio incomprensibili oscenità: un'immagine in linea con tutto il resto, ma non proprio la trovata migliore dello spettacolo, che ha invece i suoi punti di forza nel talento di alcuni interpreti, già molto sicuri di sé benché ancora ai primi passi: la sorprendente Lucrezia Guidone – con la sua inedita Figliastra – su tutti, ma anche Massimo Odierna, un Padre sottilmente allucinato, Fabrizio Falco, il Figlio nevrotico, Sara Putignano, una Madre molto buttata in caricatura, ma efficace.
E poi c'è la freschezza di Ronconi, che a quasi ottant'anni riesce ancora a dare delle straordinarie lezioni di creatività e di curiosità intellettuale.
Visto al Teatrino delle 6 di Spoleto, nell’ambito del Festival dei Due Mondi 2012. Repliche fino al 15 luglio. In seguito, Piccolo Teatro Studio dal 2 al 14 ottobre 2012
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In cerca d'autore
studio sui Sei personaggi di Luigi Pirandello
diretto da Luca Ronconi
impianto scenico: Bruno Buonincontri
luci: Sergio Ciattaglia
con: Massimo Odierna, Sara Putignano, Lucrezia Guidone, Fabrizio Falco, Paolo Minnielli, Elisabetta Misasi, Alice Pagotto, Davide Gagliardini, Elisabetta Mandalari, Rita De Donato, Elias Zoccoli, Remo Stella, Luca Mascolo, Andrea Volpetti, Andrea Sorrentino
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