L’interpretazione di un sogno

Il teatro nelle scuole, fatto come si deve, con passione e partecipazione. È questo il sogno che studenti e insegnanti di un liceo milanese hanno realizzato. Nel segno di Freud

Milano , 2012-06-06 11:00:00

Sono da tempo convinto che spesso, per trovare un teatro vivo e necessario, occorra oggi cercarlo fuori dai circuiti della scena professionale, dove il teatro si legittima contaminandosi con gli umori e le tensioni della società, dove raccoglie le energie che in qualche modo salgono “dal basso”, dalle carceri, dalle scuole, dalle periferie più emarginate: i casi di Volterra e di Scampia sono emblematici. Eppure mi ha lasciato ugualmente sorpreso assistere a uno spettacolo realizzato dagli studenti dell'istituto superiore “Luigi Cremona” di Milano, e ricavato da un testo a dir poco impegnativo come L'interpretazione dei sogni di Sigmund Freud.

Mi ha lasciato sorpreso per l'ardita scelta di questo materiale drammaturgico, fuori dai canoni scolastici, che sfiora Aristotele e Schopenhauer, attraversa l'Edipo re e l'Amleto, e deve avere offerto molti spunti di scoperta e di riflessione ai ragazzi che ci hanno lavorato. Mi ha lasciato sorpreso perché l'approdo a questo fondamentale crocevia di una certa cultura del Novecento è stato il punto culminante di un densissimo e non meno impegnativo percorso triennale di ricerca sul tema dell'identità, che è passato attraverso il Wilhelm Meister di Goethe e il Peer Gynt di Ibsen.

Mi ha anche colpito l'entità delle forze dispiegate, una trentina di interpreti fra allievi, ex-allievi, insegnanti, venti addetti alla drammaturgia, otto addetti alle scenografie, sei assistenti alla regia, e poi i curatori delle musiche, delle luci, della fonica: come dire che questo spettacolo itinerante, sviluppato in un'infinita serie di aule, palestre, infermerie ha coinvolto non solo fisicamente l'intera scuola, il cui personale lo ha comunque accettato e sostenuto. Ha fatto di questo laboratorio teatrale, che festeggia il suo ventesimo anno di attività, un fulcro, un fiore all'occhiello dell'istituzione didattica, il che mi sembra altamente educativo.

E poi c'è la sorprendente freschezza estetica del risultato. Al di là dell'alterna qualità degli interpreti, in cui spicca il divario tra i più esperti e quelli ai primi passi - tutti però reggono senza cedimenti le tre ore circa di durata – il docente responsabile del laboratorio, Maurizio Maravigna, ha organizzato la sua messinscena con consumata consapevolezza registica, usando benissimo gli spazi per ciò che sono, senza pretendere di alterarne i caratteri, e adottando una cifra stilistica perfettamente adatta alle circostanze: semplice, spoglia ma percorsa da sottili suggestioni visionarie.

L'allestimento si nutre dei richiami a una sua evidente passione ronconiana: i personaggi issati su carrelli mobili, le voci che si sovrappongono dai capi opposti dell'ambiente rimandano chiaramente a Gli ultimi giorni dell'umanità, l'uso dei banchi e delle lavagne cita Infinities. Ma soprattutto l'enunciazione integrale del testo, recitato anche nelle sue parti più saggistiche e informative, attinge alla peculiare forma rappresentativa del Pasticciaccio di Gadda, a metà fra immedesimazione e straniamento: e questo compito per nulla facile i giovanissimi attori lo affrontano con imprevedibile disinvoltura.

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L'interpretazione dei sogni
di Sigmund Freud
spettacolo realizzato dagli studenti dell'Istituto di Istruzione Superiore “Luigi Cremona” di Milano
regia: Maurizio Maravigna
repliche il prossimo ottobre, in date da destinarsi


(Renato Palazzi)

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