Affidandosi a una compagnia di giovani attori, il regista Massimo Navone sposta la nota vicenda fra milonghe e tangueros
Milano , 2012-01-27 05:24:00
Ultimo tango per Otello e Desdemona. Amore e morte, inganno e gelosie dentro una milonga sempre sull’oda delle note del “pensiero triste che si balla”, come Borges definì la danza argentina che da sempre dialoga con la passione, il tradimento, il rimpianto, l’omicidio e la morte. Questa è l’ipotesi intrigante che ha guidato Massimo Navone che ha firmato sia l’adattamento sia la regia per una compagnia formata di giovani, del celeberrimo testo shakespeariano: da una parte l’incontro e scontro dei corpi nella danza più famosa ma anche più proibita del mondo; dall’altra lui, Otello, il generale “moro” , in qualche modo un diverso, Iago e la sua invidia, il suo orgoglio ferito, la sua capacità manipolatrice sulla mente semplicistica del militare tutto d’un pezzo dedito ai giochi della guerra e Cassio e Roderigo, gente fatua e vanesia o semplicemente stupida, pronta a tutto, però, pur di raggiungere il proprio scopo.
Un adattamento che compie passi lunghi nel tempo e nello spazio perché in fin dei conti siamo negli anni a cavallo fra i Trenta e i Quaranta, non siamo né a Venezia, né a Cipro ma in un luogo che è nessun luogo, dove si beve a dismisura e gli odi e gli amori sono in prima linea. Dove, soprattutto, si balla in stili diversi la danza porteña del mitico Gardel ma anche di tanti altri celebri musicisti. E qui, in questo locale centro della storia ecco militari in divise kaki e basco nero, donne in abiti e acconciature d’epoca e in mezzo la tragedia shakespeariana (si sarebbe potuto tagliare di più) dove ogni azione viene, per così dire, commentata dalle folate di diverse coppie di tangueros che avvolgono i personaggi in un abbraccio fatale. Anche la morte di Desdemona per mano di Otello avviene proprio lì nella milonga dove i ballerini sbucano da un siparietto brechtiano a mezza altezza.
La scelta del regista è curiosa, per certi aspetti spiazzante e, ovviamente, legittima. Il rischio, semmai, è la possibilità di un rallentamento del ritmo e, di riflesso, di una meccanicità nell’esecuzione delle sequenze in cui è strutturato lo spettacolo che però ha una sua ragione che gli interpreti rendono visibile sia pure con sfumature e rese diverse. Insinuante e carnale, più violento che ragionatore Marco Maccieri è Iago spesso convincente; stolido, tronfio, tutto d’un pezzo, tagliato con l’accetta l’Otello di Giovanni Rossi. Nel cast femminile spiccano Sara Bellodi (Desdemona) e Cecilia Di Donato (Emilia). Bravi i ballerini che le coreografie di Marcella Formenti inseriscono perfettamente nel disegno dello spettacolo.
Visto al Teatro Tieffe Menotti di Milano. In scena fino al 29 gennaio 2012
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Otello (ancora un tango)
di William Shakespeare
adattamento e regia di Massimo Navone
con Gianni Rossi, Marco Maccieri, Sara Bellodi, Giusto Cucchiarini,Cecilia Di Donato
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