Per ricordare Ilaria e Miran

Con “Lo schifo” Stefano Massini riflette sull'assassinio della giornalista Rai Ilaria Alpi senza tuttavia limitarsi a una rievocazione. Toccante Lucilla Morlacchi, una sensibile “Ilaria post Ilaria”

Prato , 2012-01-24 04:57:00

Undici  quadri più un prologo, un intermezzo,  un epilogo e un post scriptum per raccontarci gli ultimi giorni di Ilaria Alpi, la giornalista RAI assassinata in Somalia diciotto anni fa. Un delitto di cui, malgrado i depistaggi, gli inganni, le sparizioni di testimoni, il furto di documenti e perfino del suo vero certificato di morte, ormai sappiamo se non tutto molto, ma non il nome o i nomi dei mandanti per via dell’impossibilità di portare fino in fondo le indagini.

A riportare questo omicidio alla nostra memoria, anzi a impedirci di dimenticarlo, ci ha pensato Stefano Massini scrivendo un testo duro e impietoso, quasi un flusso di coscienza del tutto simile a una tragedia contemporanea, che ripercorre  gli ultimi giorni della vita di Ilaria Alpi e del suo operatore Miran Hrovatin. È la giornalista stessa a raccontarcelo in prima persona, fra incontri e sensazioni: i numerosi avvertimenti ricevuti, interviste rivelatrici mentre il “paesaggio” degli affari poco puliti che legano l’Italia alla Somalia si arricchisce di inquietanti scoperte che hanno a che fare non solo con il traffico illecito di armi ma anche con il trasporto illegale di rifiuti tossici. Un mondo di corruzione e di affari che lega a doppia mandata la cooperazione italiana e i rappresentanti del governo somalo che, dopo la morte del dittatore Siad Barre, hanno trasformato la Somalia  nel campo di una guerra senza quartiere fra bande.

Scrivendo questo testo di grande forza emotiva, Massini - senza dubbio uno dei più interessanti drammaturghi della nostra scena - come già in un suo precedente lavoro dedicato alla giornalista russa Anna Politkovskaja, assassinata perché voce non allineata sulla repressione russa in Cecenia, non vuole darci un affresco storico, ma servirsi dello sfondo storico, conosciuto anche studiando i documenti della Fondazione Ilaria Alpi, per raccontarci, per ricordarci la storia di una giovane donna che considerava del tutto normale e non un atto di coraggio il fare bene il proprio lavoro: cercare a tutti i costi la verità, senza badare a quanto le potesse costare. E con questo dare una testimonianza del proprio essere al mondo.

Per realizzare il suo spettacolo, Massini, che ne cura anche la regia, si è rivolto a una grande, sensibile attrice come Lucilla Morlacchi  che certo non “è” Ilaria Alpi  ma che ci restituisce il senso della  sua tragica storia permettendole quasi di vivere una vita che non avrà mai, “un’Ilaria post Ilaria” come dice l’autore, una donna con i capelli bianchi che ci spiazza, ci prende alla gola, raccontando ciò che è stato.

Un racconto sconvolgente nella sua intensità, popolato di immagini di cieli, di canti, di suoni, di voci, di romanze famose, ma inchiodato sempre, nel susseguirsi della vicenda, dalla scansione impietosa degli eventi, su di una scena-fondale che può diventare porta da cui entra o esce nel suo inquieto peregrinare Lucilla Morlacchi,  o luogo in cui appaiono i personaggi che Ilaria incontra, da lei evocati, ai quali offre una forte presenza Luisa  Cattaneo. Un luogo senza tempo, un inferno che non muore mai. Per non dimenticare.

Visto al Teatro Metastasio di Prato.
Tournée: 24 gennaio Teatro F. Stabile (Potenza); 3 febbraio Palamostre (Udine); 10 febbraio Scuderie Granducali (Seravezza, Lucca); 11 febbraio Teatro del Popolo (Rapolano, Siena)


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Lo schifo
Omicidio non casuale di Ilaria Alpi nella nostra ventunesima regione
Scritto e diretto da Stefano Massini
Con Lucilla Morlacchi e Luisa Cattaneo


(Maria Grazia Gregori)
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