Se la nonna risorge

In “Senza famiglia”, sequel di un’aguzza e divertente pièce, Magdalena Barile e Animanera portano a compimento un elegante quanto macabro esercizio di humour nero

Senza famiglia

Milano , 2012-01-20 07:18:00

Ricordate Fine famiglia, la divertente commedia della giovane Magdalena Barile, messa in scena un paio d'anni fa dal gruppo Animanera, in cui i componenti di un ipotetico nucleo famigliare di oggi - il padre assente, un po' ottuso, la madre casalinga, una figlia disincantata e un figlio gay - prendevano atto della loro impossibilità di continuare a vivere insieme, e decidevano civilmente di dividersi, di non rivedersi mai più? Lo spettacolo, per il suo taglio caustico, per il modo spigliato in cui affrontava un tema serio come quello del declino dei legami naturali, aveva avuto risposte calorose, e per certi versi era diventato un “caso”.

Ora, per mano della stessa autrice e della stessa compagnia, la vicenda ha avuto un ideale seguito, prodotto dal CRT di Milano. I personaggi, che non hanno evidentemente realizzato l'obiettivo di condurre vite separate, sono ancora quelli, ormai divenuti maschere fisse, ma con l'aggiunta di una poderosa new-entry: una nonna ex-sessantottina, progressista, femminista, forse con un passato di lotta armata, interpretata non a caso da un attore. È la nonna che – ritenendo la figlia “una donnetta” - si fa carico dell'educazione dei nipoti. È lei che muore e subito risorge, per poter tornare a indicare a tutti loro la giusta strada per liberare la propria vera identità.

È logico che, essendo il genero un irrecuperabile maschilista pantofolaio e la figlia una maniaca di pranzetti domenicali e torte fatte in casa, gli sforzi pedagogici della terribile nonna si concentrino proprio su quest'ultima: radunato l'intero gruppo nella sua villa al mare, comincia a tenerle delle lezioni di emancipazione, la costringe a dei bizzarri esercizi di presa di coscienza di se stessa. Ma, sarà per il fanatismo della docente, sarà per la sprovvedutezza della discepola, sta di fatto che l'insegnamento viene male inteso (o forse, invece, viene inteso fin troppo correttamente) e l'impresa finisce in una strage.

Se lo si prende come sequel del testo precedente, Senza famiglia è un po' meno provocatorio, un po' meno spiazzante nella sua ferocia, e non altrettanto caratterizzato dal serrato rapporto fra il dialogo e l'azione fisica, che là era quasi al limite di una stralunata pantomima. Se lo si prende come un'opera a sé stante, è un elegante esercizio di humour noir, un'arguta farsa macabra che graffia e fa sorridere su vezzi ideologici antichi e nuovi. La regia di Aldo Cassano, lieve, tutta sul filo del grottesco, punta in special modo sull'incombente presenza dell'anziana virago, tratteggiata con efficacia da Giovanni Franzoni, e sulla straordinaria bravura di Debora Zuin, che riesce a infondere un sorprendente spessore di tenerezza umana agli svampiti smarrimenti della madre.

Visto al CRT Salone di Milano. In scena fino al 22 gennaio 2012 

_____

Senza famiglia
testo: Magdalena Barile
regia: Aldo Cassano
scene: Petra Trombini
luci: Anna Merlo
costumi: Lucia Lapolla
con: Matteo Barbè, Natascia Curci, Giovanni Franzoni, Nicola Stravalaci, Debora Zuin
sede: Milano, CRT Salone, fino al 22 febbraio 

 


(Renato Palazzi)
Commenti (0)

Per commentare รจ necessario effettuare l'accesso.


Commenti Facebook