L’allestimento delle Belle Bandiere riduce all’osso la scena, isolandone con perspicacia gli elementi fondanti. Bravi Elena Bucci e Marco Sgrosso
Brescia , 2012-01-19 02:41:00
La prima immagine di questa spiazzante Antigone di Sofocle secondo Le belle bandiere, il gruppo che due attori di Leo De Berardinis, Elena Bucci e Marco Sgrosso hanno formato alla morte del grande attore e regista, è la visione di una luce accecante che appare sul fondo della scena e da cui, improvvisamente, esce Antigone. Del resto è proprio quello il luogo delle apparizioni, la “porta” dalla quale entrano, di volta in volta, i personaggi per rappresentare di fronte a noi un rito - che è poi quello del teatro - in cui si racconta una vera e propria lotta di potere fra chi, come Creonte, re di Tebe, pretende da tutti la più assoluta obbedienza alle leggi e chi, come Antigone, crede in una legge diversa che nasca dal cuore o, più precisamente, da un diverso modo di intendere la giustizia.
Ma questa Antigone rappresenta anche la lotta fra uomo e donna, l’apparente inconciliabilità dei sessi che certo non sfuggiva neppure a Sofocle anche se non raggiungerà mai le vette della drammatizzazione euripidea dell’argomento. Qui ci si batte, senza quartiere, in modo inconciliabile, su due giovani morti: ha diritto a essere sepolto solamente chi muore per difendere la propria città oppure anche chi le si è ribellato prendendo le armi contro di essa? Antigone non ha alcun dubbio: ne hanno diritto entrambi, che oltretutto le sono fratelli. Ma Creonte che il potere lo ha e lo gestisce con durezza vi si oppone. Una storia che ovviamente arriverà a un violento finale con la morte, sepolta viva, della protagonista.
A Elena Bucci e a Marco Sgrosso sta a cuore un’Antigone ridotta all’osso, una rappresentazione nella rappresentazione dove, escluso i due protagonisti, il coro, grande figura drammatica che tutto vede e tutto sa, non ha solo il compito di commentare e ragionare sui fatti, ma anche quello di dare voce ad altri personaggi, quasi come uno spettacolo che nasce all’improvviso, proprio come succedeva alla Compagnia degli Scalognati nei Giganti della montagna di Pirandello. E l’impressione si fa ancora più forte visto che essi si esprimono in parlate dal forte accento dialettale, ancestrale che le maschere che talvolta portano sul volto sembrano dilatare nel tempo e nello spazio.
Creonte, il re, porta una maschera bianca su cui sinistramente si riflettono le belle luci di Maurizio Viani. Antigone invece è a viso nudo, solo le mani, che agita in continuazione, sembrano rosse come rossa è la terra che le sta attorno, a simboleggiare il sangue del fratello che lei vuole a ogni costo onorare. Due esseri opposti anche nella gestualità: tanto la sensitiva, inquietante Antigone di Elena Bucci si muove in un crescendo di tensione, tanto il Creonte regale del bravo Marco Sgrosso è ieratico, all’apparenza impassibile e impermeabile alle passioni. A pensarci, però, questa Antigone di Bucci e Sgrosso rappresenta anche una lotta fra generazioni, il bisogno di un modo diverso di stare insieme , di pensare alla città, alla vita. Creonte non può che essere fuori da questo progetto, che invece riguarda, sia pure con il sacrificio della propria vita, Antigone ed Emone figlio del re (con bello spicco Filippo Pagotto) e perfino la timida Ismene (Nicoletta Fabbri) sorella di Antigone. Da vedere.
Visto al Teatro Sociale di Brescia, In scena fino al 22 gennaio 2012. Dal 31 gennaio al 5 febbraio al Teatro Carcano di Milano.
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Antigone
Ovvero una strategia del rito
Da Sofocle
Progetto drammaturgico di Elena Bucci e Marco Sgrosso
Regia Elena Bucci con la collaborazione di Marco Sgrosso
Con Elena Bucci, Marco Sgrosso, Daniela Alfonso, Maurizio Cardillo, Nicoletta Fabbri, Filippo Pagotto, Gabriel Paolocà
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