Filottete

Sotto la sicura regia di Gianpiero Borgia, la tragedia di Sofocle rivive fra gli spalti del teatro greco di Siracusa, svelando tutta la sua residua modernità. Il coro regala efficaci momenti d'assieme, mentre Sebastiano Lo Monaco, Antonio Zanoletti e Massimo Nicolini impersonano gli eroi omerici senza tentennamenti e cadute di stile

Siracusa , 2011-06-04 05:55:00

Ha l'aspro sapore di una storiaccia al fronte, di uno scontro da caserma, il Filottete di Sofocle. L'esercito ha bisogno di quell'eroe bistrattato e abbandonato per la sua malattia infettiva e pestilenziale: deve recuperarlo, altrimenti Troia non cadrà. Filottete vive ormai da solo, su un'isola aspra e brulla, ossessionato dal suo male e dal rancore: l'hanno lasciato là, con la sua gamba infetta e con il suo arco perfetto. È fiero, orgoglioso, incarna un codice di onore e di fierezza antico, ma è incarognito, amareggiato, sconfitto. Odisseo, che qui rappresenta il potere, ossia l'esercito greco, ha un piano per reintegrare l'ostile Filottete: manderà in avanscoperta il giovane Neottolemo, figlio di Achille. Lui saprà blandirlo e calmarlo con il suo candore, lui saprà scippargli quell'arco infallibile che fu di Eracle. Tra Neottolemo e Filottete si apre una partita sottile, giocata sul filo delle parole, e su concetti ambigui: il primo parte armato di furbizie ingenue e di strategie e si scontrerà con i valori dell'altro. Filottete, chiuso su se stesso, lentamente si aprirà al mondo, alla voglia di gloria e di vittoria del giovane.

Sofocle racconta un romanzo di formazione e un flusso di coscienza: tra opportunismo machiavellico e desolante difesa di principi ormai superati e non più condivisi, nello spazio stretto di un'isola si giocano destini incrociati.

Al Teatro Greco di Siracusa, per la 47esima stagione del Ciclo di Spettacoli Classici, va in scena una sorprendente edizione di Filottete, affidata alla regia sicura di Gianpiero Borgia. Si temeva un bagno di sangue, va detto subito: il rischio dell'enfasi retorica era dietro l'angolo. Tanto più che a ricoprire il ruolo del protagonista, è stato chiamato Sebastiano Lo Monaco, attore certo robusto ed esperto, ma incline spesso a un mattatorato all'antica, a tratti compiaciuto. Qui, invece, lo troviamo al suo meglio, tenuto in griglie articolate, che gli danno però spessore e profondità: e se pure a tratti gigioneggia, riesce a portare sino in fondo una prova in cui una consapevolezza amara, il senso di sconfitta e di nostalgia fanno spesso da tinte dominanti. E la dialettica con Odisseo, del bravo AntonioZanoletti, dunque, apparirà ancora più incisiva: quasi uno scontro epocale, tra visioni del mondo e del tempo inconciliabili. A far da contraltare a Filottete è il giovane Massimo Nicolini, idolo locale, bella presenza e ritmi spicci, che anestetizza un po' le complessità di Neottolemo, portando il suo personaggio nel novero di una contemporaneità pure credibile. Ma è il bel gioco del coro a disegnare e connotare questo spettacolo: ben guidato da Salvo Disca e Giovanni Guardiano, il coro è una "operazione militare" in atto, una bianchissima truppa da sbarco che si muove come una pantera, pronta all'attacco. I canti in greco antico, ritmati su una tesissima partitura originale (firmata da Papaceccio e Francesco Santalucia), sono il sangue oscuro che muove la storia. Coro armato, pronto a colpire, spalle larghe e muscoli tesi, complice del piano voluto da Odisseo e fieramente a fianco del giovane comandante Neottolemo: anima che muove orizzontalmente l'allestimento, spingendolo altresì a momenti di grande emotività d'assieme, arricchite dai bei tagli di luce.

L'isola scura, aspra, lavica, disegnata da Maurizio Balò, si squarterà tra vapori, infine, retoricamente, per mostrare il deus-ex-machina Eracle, in arrivo per salvare la situazione: Filottete accetterà di partire verso la guerra, tra i suoi ex amici greci, e si farà curare. Neottolemo, al suo fianco, conquisterà Troia. La grande storia, insomma, si impossessa delle tante minime storie individuali di piccoli soldati: possono essere o essere stati eroi, certo, ma i loro destini sono segnati da disfatta e morte, concreti contraltari di effimere glorie.

Visto al Teatro Greco di Siracusa


(Andrea Porcheddu)

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