Il Festival Far° Nyon, alla conclusione della sua 28ma edizione, presenta due proposte teatrali che colmano la distanza con lo spettatore, affidandosi al silenzio e al senso delle cose
Nyon (Svizzera) , 17 Agosto 2012 -
Gli oggetti – il loro aspetto, la forma, il materiale – hanno il potere d'imporsi all'attenzione, rimandando direttamente chi li vede a un significato o a una suggestione. Questo processo, che spesso avviene in modo spontaneo o sotterraneo, diventa il soggetto principale di due spettacoli presentati lo stesso giorno a Far° Nyon, il Festival dedicato alle arti dal vivo dall'8 al 18 agosto nella città svizzera del Canton Vaud. Parti di una manifestazione dal carattere decisamente internazionale, entrambi i lavori condividono la capacità di superare la particolarità linguistica del pubblico, per coinvolgerlo in una drammaturgia visiva e spaziale.
Con “B” di Trickster-P (Cristina Galbiati e Ilija Luginbühl), lo spettatore viene allo stesso tempo isolato e accompagnato nella fruizione dello spettacolo, attraverso l'uso di una cuffia auricolare che gli trasmette una partitura sonora, fatta di musica, rumori e parole, quest'ultime tradotte in italiano, inglese, tedesco o francese. Lo spettacolo è composto da un percorso in dodici stanze, che sono altrettante scene, per muovere e commuovere l'osservatore; undici sono quelle costruite dalla compagnia, con strutture in legno, rivestite internamente di altro materiale; una è quella dell'edificio, di volta in volta diverso, che le contiene. Tutto il materiale usato nell'allestimento ruota intorno alla storia di Biancaneve, una figura che porta in sé l'ampiezza della contraddizione (tra la vita e la morte, tra l'infanzia e l'età matura), che è costretta a passare (e a condurre lo spettatore) per spazi in cui il contrasto diventa anche esteriore, tra lusso e semplicità, tra sporco e candore.
“B” è il secondo step di un progetto di più largo respiro, attraverso il quale la compagnia sta conducendo un'indagine sulla fiaba e sul suo immaginario. A partire da questo, i due artisti del gruppo riescono a intrecciare ricordi personali a suggestioni letterarie, costruendo un linguaggio capace di unire un registro narrativo con un linguaggio visivo e musicale, realizzando in modo artigianale ma rigoroso un allestimento capace di provocare nello spettatore impressioni estetiche e sensoriali. Quello che emerge dal confronto con lo spettacolo precedente (“.H.G.”, presentato in Italia, tra gli altri Festival, a Operaestate Veneto, Via Paal di Gallarate e, ultimamente, al Festival la Piattaforma di Torino) è il sensibile perfezionamento nella progettazione e nella realizzazione delle scene. I vuoti e i pieni, nella successione di stanze allestite e spazi di transizione, così come nella traccia sonora, hanno il tempo di un inesorabile concerto, che coinvolge il pubblico in un flusso di coscienza artificiale, in un viaggio che è allo stesso tempo terreno e mentale.
Ma l'esperienza dello spettacolo resta comunque personale, perché alla proposta attiva dell'allestimento, corrisponde un risposta intima di chi ci si lascia trasportare dentro. Lo stesso senso di sicura completezza nel presentare l'oggetto della propria ricerca, si ritrova nel secondo spettacolo della serata, “Les Géomètres”, presentato dalle due artiste visive Gaëlle Hippolyte e Lina Hentgen. Qui, all'origine della rappresentazione, c'è il mondo astratto o ipotetico in cui si trovano (o si dovrebbero trovare) le forme geometriche nella loro perfezione. A partire da questa proiezione mentale (materializzata in scena da tre grandi pannelli posti di fronte alle gradinate, in modo da chiuderne la visuale) si articola la pièce teatrale. Quando i pannelli si spostano, traslando o ruotando la loro ingombrante presenza, facendo convergere o divergere le forme disegnate sulla loro superficie a seconda della loro lontananza, lo spettatore diviene testimone della nascita della terza dimensione.
Il termine spazio e la parola dimensione guadagnano un senso addizionale, più simile a quello che hanno in fantascienza, quando il palco si popola delle presenze materializzate dagli interpreti della rappresentazione: un uomo con un fascio di braccia addizionali e una ballerina stilizzata, priva di volto e di colore, ma anche una massa rosa, senza consistenza, un gigante nero di forma rettangolare e una piramide a base esagonale, con un braccio e due gambe per camminare. Creature del futuro, nel senso logico di una loro derivazione (per successivo sviluppo e complicazione) dalle figure geometriche pure, quelle figure simili a dei mostri si muovono col cruccio e l'esattezza di altrettanti dottori. La loro operazione, sul corpo teatrale, è quella di sperimentare interventi e somministrazioni, proponendo forme, mettendole in relazione, dandosi il tempo di osservare. È comunque lo spettatore che registra l'effetto finale, di smarrimento o di partecipazione. Trovandosi di fronte a delle creature aliene, egli dovrà decidere se riconoscerle come artisti o scienziati (“i geometri” del titolo), e in questo caso, avere il dubbio di sempre: affidarsi del tutto o non fidarsi per niente.
“B”, visto a la Salle Comunalle; “Les Géomètres”, visto a Usine à Gaz, Nyon (Svizzera), nell'ambito di FAR° Festival des arts vivants 2012
“B”
Progettazione e realizzazione: Cristina Galbiati, Ilija Luginbühl
Drammaturgia : Simona Gonella
Scenografia: Mike Brookes, Trickster-p
Suono: Luis Fernandez, Trickster-p
Produzione: Trickster-p
Coproduzione : Pour-cent culturel Migros, Teatro Sociale Bellinzona, Theater Chur, far° festival des arts vivants Nyon, Schlachthaus Bern, TAK Theater Liechtenstein Schaan
“Les Géomètres”
Ideazione: Hippolyte Hentgen
Con: Jung-Ae Kim, Yvan Clédat, Hendrik Hegray
Regia: Yvan Clédat
Costumi: Perrine Lenaert, Corine Petitpierre
Consulenza tecnica e artistica: Philippe Quesne
Produzione: Vivarium Studio
Coproduzione: CONNECT CONNECT – SPIELART Munich
Con il sostegno di: Institut français, ambassade de France en Suisse, EPPGHV – Parc de la Villette Paris
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