Gli affascinanti labirinti onirici di Sieni

Tiene fede per intero al proprio nome Virgilio, conducendo il pubblico in un percorso poetico che si snoda fra realtà e sogno. Protagonisti sono, ancora una volta, attori improvvisati e figure infantili

Virgilio Sieni, Sogni. Foto di Ilaria Scarpa

Santarcangelo di Romagna (Rn) , 25 Luglio 2012 -

Un ragazzo gentile ci aspetta. Sarà lui la nostra guida dentro gli affascinanti labirinti di Sogni, il  nuovo spettacolo  che Virgilio Sieni ha presentato al quarantaduesimo Festival di Santarcangelo di Romagna dentro quattro stanze buie o illuminate da una luce vivida ma artificiale. Quattro stanze in cui il ballerino e coreografo toscano ha racchiuso un mondo dove il sonno lotta con il sogno e il sogno con la realtà. Anche in questo caso, come ormai da tempo, Sieni mescola persone del luogo in cui lavora a collaboratori che da tempo lo seguono o che sono i risultati dei molti laboratori  che l’artista mette in piedi ogni volta che gliene si offre l’occasione. Sogni è tutte  queste cose insieme: un frammento perfetto di un lavoro sullo spazio, il tempo e il movimento, alla ricerca del bello che ogni essere porta in sé, che oggi sembra essere ciò che gli sta a cuore. 


Entriamo dunque dentro queste stanze in cui il sonno e il sogno durano senza possibilità –  si direbbe – di interruzione. Stanze fatate, stanze mondo, dentro le quali si mescolano non solo le vite ma addirittura i diversi universi dei personaggi che non riescono mai, anzi non possono, rendere il sogno reale. In ogni stanza c’è un letto su cui giace una donna o un uomo, gente di Santarcangelo che ha partecipato al laboratorio di Sieni, inseriti in un percorso che mescola il favolistico alla visione di ciò che non si può dire e che forse non si può addirittura vivere.

Seguendo la nostra guida di stanza in stanza, anche noi ci troviamo a partecipare a questo viaggio scandito dalle musiche di Badalamenti, Giomi e Anthony and the Johnsons dove chi sogna, stringendo  fra le braccia un peluche a ricordo imperituro dell’infanzia passata, sogna in un modo tutto suo. Dai suoi movimenti, che possono trasformarsi in scatti improvvisi, noi non riusciamo a capire il senso: siamo però affascinati dallo strano mondo che viene da fuori entrando da una porta o da dietro un mobile o dalle finestre, a passi leggeri o addirittura correndo, a vegliare il loro sogno. Ecco dunque arrivare delle affascinanti, strane presenze: ingenue, trepide bambine coniglio, ragazzine dal volto nascosto da un velo e dal lungo, candido cappello a cono che ci ricordano gli affreschi di Tiepolo, giullari, principi ciechi e donne leonesse.

Musiche dolci si mescolano a grida improvvise e ad altrettanti improvvisi e misteriosi richiami, a bisbigli segreti guardando dall’interno attraverso gli ampi finestroni la vita di fuori in una dialettica fra aperture e coercizione, che non lascia spazio fra il sonno e la veglia scanditi dai trasalimenti degli uomini  e delle donne che giacciono sui letti e che ci attrae dentro il gorgo amorosamente inquietante di quelle vite destinate a non incontrasi mai e, dunque, solo sognate.

Nella sua fragile poesia lo spettacolo di Sieni si snoda fra note e movimenti leggeri, parole gridate,  gesti spezzati, inquietante quel tanto che basta per evidenziare un pensiero che le ombre dei corpi, che i personaggi favolistici e quelli reali cercano invano di scambiarsi e di offrirci, amorosamente.


(Maria Grazia Gregori)

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