Si è svolto a Rovereto, nell’ambito del laboratorio permanente sui linguaggi contemporanei, un focus sulla vita e il teatro dell’artista italiano. Studiosi, giornalisti e artisti ne hanno scandagliato l’originale percorso, dagli esordi fino agli ultimi lavori
Rovereto (Tn) , 18 Giugno 2012 -
Futuro Presente, laboratorio permanente sui linguaggi contemporanei che ha sede a Rovereto, quest’anno ha posto con curiosità e intelligenza la sua lente d’ingrandimento sul lavoro e sulla presenza scenica di un artista per certi aspetti irregolare come Pippo Delbono. Una tre giorni dal titolo quanto mai intrigante e chiarissimo: Visioni del corpo: Pippo Delbono fra cinema, teatro e danza grazie all’apporto fondamentale di una studiosa anche compagna di viaggio come Leonetta Bentivoglio che ha saputo riunire dal 15 al 17 giugno, studiosi, giornalisti, critici, appassionati, artisti, politici che si sono interrogati sull’intersecarsi dei diversi linguaggi nel lavoro di Pippo, artista come pochi insofferente di ogni barriera, votato ai percorsi accidentati, nemico giurato della linearità. Ipotesi negativa per un teatro ma anche per un cinema come il suo che dialogano con le tecnologie allo stesso tempo più avanzate e più semplici (il telefonino, per esempio) come nel film Amore carne, presentato l’anno scorso alla Biennale di Venezia, sempre segnati da una curiosità, da un’ansia creativa che fa di Delbono un importante punto di riferimento per chi si immagina il cinema, il teatro e la danza come un flusso irrefrenabile in grado di rompere gli argini di una visione cristallizzata.
Del resto è stato il corpo, fin dagli inizi della sua storia teatrale, il detonatore di ogni suo spettacolo, di ogni spericolata ricerca. Il corpo come volontà e rappresentazione, il corpo nello spazio, il corpo che provoca e che seduce, il corpo che racconta e che si manifesta, il corpo che si nega e che si mostra… Insomma il corpo come luogo e spazio privilegiato o se preferite rifugio di una disperazione travestita di quotidianità, oppure del suo esatto opposto, l’eccezionalità di ciò che veicola e che ha a che fare con il gesto, la voce – anzi l’energia della voce –, la parola, il movimento fluido e spesso inquietante nella sua essenzialità dentro uno spazio fatto di corpi, popolato di corpi con rarissimi oggetti scenici che non siano di un valore insostituibile. Un teatro per certi aspetti anarchico, libertario, ma dove ogni azione – come gli hanno insegnato i suoi maestri riconosciuti (Iben Nagel Rassmussen e dunque Eugenio Barba e Pina Bausch) – è studiata al millimetro. Va detto però che è stato proprio l’incontro con Pina Bausch che gli ha permesso di conoscere il supremo culto del corpo in movimento in quel magico 1987 in cui con Il tempo degli assassini ha inizio la personale way of life di Pippo nella scena prima italiana e poi europea. Ma dove anche - come insegnano Walt Whitman e Pier Paolo Pasolini, altri fari di vita e poesia per lui, testimoniandolo magari a costo della vita – anche il corpo ha una valenza sociale e poetica, anzi addirittura politica nel senso più ampio del termine – fondamentale. Così anche il corpo, quel corpo teatrale che Delbono porta in scena glorificandolo è un corpo sì ma un corpo che parla.
Su questi e su altri argomenti hanno parlato e discusso, fra gli altri, oltre a Delbono stesso, ai suoi artisti e alla Bentivoglio, Umberto Galimberti, Marco Müller, Concita De Gregorio, Emanuele Trevi, Gianni Manzella, Gennaro Migliore, Mariangela Gualtieri e chi scrive, di fronte a un pubblico che comprendeva tutte le fasce d’età, estremamente interessato. A tutti loro e a tutti noi l’artista, che ha svolto nei giorni precedenti un seminario di lavoro proprio sul corpo, ha mostrato video, film e un ideale viaggio nel suo percorso teatrale ma all’incontrario: dall’ultimo suo spettacolo Dopo la battaglia, al primo, Il tempo degli assassini: il Delbono più completo e quello che stava ancora cercando una sua strada (come dice la canzoncina cantata dalle sorelle Lescano “ma Pippo Pippo non lo sa..”) che in realtà aveva già trovato. Emozionante.
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