L’ultima parola sul quel “Volto”

Alcune considerazioni a conclusione dell’invereconda chiassata che ha accompagnato lo spettacolo di Romeo Castellucci

Lo sparuto gruppo di integralisti cattolici che ha seguito la "messa riparatrice" mentre andava in scena lo spettacolo

Milano , 27/01/2012 -

Poiché molti mi chiedono ancora notizie della serata di solidarietà alla Shammah e a Castellucci, martedì scorso, al Teatro Franco Parenti, mi sforzo di tornare ad affrontare l'argomento, anche se in verità non c'è granché da aggiungere. Sappiamo bene come vanno queste cose: tutti gli intervenuti – ed erano tanti – si trovavano lì per far sentire la loro presenza, per difendere il principio della libertà di potersi confrontare anche su ciò che non ci piace. 

La chiassata di pochi fanatici intolleranti ha praticamente costretto alcuni illustri intellettuali – teologi, scrittori, filosofi – ad assistere a uno spettacolo che probabilmente, per loro conto, non sarebbero mai andati a vedere, e addirittura a commentarlo alla fine, cosa della quale avrebbero volentieri fatto a meno. E quando la Shammah ha educatamente avvertito che «tutto ciò che direte verrà registrato», fra gli invitati si è colto un gelo imbarazzato.

Di tutto ciò che ho ascoltato mi è piaciuta, in particolare, l'espressione «cittadinanza» - intesa non come popolazione, ma come senso di appartenenza civile – usata da Antonio Scurati. Da questo punto di vista, è stata un'esperienza positiva. Quanto agli integralisti, si trattava di quattro gatti, di cui nessuno si è accorto. L'oggetto della mobilitazione, però, non erano ovviamente loro, ma le gerarchie ecclesiastiche che si sono esposte dando retta a una frangia di sprovveduti facinorosi. E proprio le gerarchie ecclesiastiche, francamente, non ne sono uscite molto bene.

Lo spettacolo, in sé, non mi ha suscitato impressioni molto diverse da quelle che ne avevo avuto un anno e mezzo fa, al festival  Drodesera. Continuo a trovarlo forte, ma in un modo troppo diretto, troppo frontale. Però ho trovato conferma di qualcosa che  mi ha colpito con disarmante chiarezza: magari ne capisco poco, ma il sentimento che vi domina è a mio avviso esattamente il contrario della blasfemia di cui viene accusato. A me sembra uno spettacolo di grande e assoluta religiosità, un'invocazione (con tutti i limiti e gli eccessi che sono propri di chi invoca).

A maggior ragione, quindi, non può non stupire questa inutile e indecorosa baraonda che è stata scatenata, e che è arrivata a coinvolgere anche l'arcivescovo di Milano, anche il Vaticano: una volta la Chiesa dava prova di maggiore prudenza e sottigliezza dialettica. Sarebbe bastato, da parte loro, mandare qualcuno a dare un'occhiata, soltanto un'occhiata, visto che  le occasioni non sono certo mancate; sarebbe bastato farsi spedire in ufficio un dischetto, una cassetta per rendersi immediatamente conto che la protesta era sbagliata. Si sarebbero risparmiati una figuraccia.


(Renato Palazzi)

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