Grazie al terreno preparato da festival e rassegne aperte al nuovo, il Veneto si conferma fucina di nuovi gruppi. Come MacelleriaEttore o Indigena Teatro. Di Andrea Porcheddu
Trento , 17/01/2012 -
E dunque l’arido Nord-Est continua a produrre novità, almeno in fatto di teatro. Ormai consolidata la generazione dei vari Babilonia teatri e Anagoor, già ne emerge un’altra. Complici i motori sempre accessi di laboratori aperti come Centrale Fies, Bmotion di Bassano o Astra di Marghera, ecco che cominciano a sentirsi anche i frutti della inversione di tendenza operata da Gassman allo Stabile, mentre già si intravedono all’orizzonte nuove “cantine”, spazi pulsanti energie e idee. Così, in questo “NewEst”, arrivano alla ribalta gruppi come Aleph Company, che coniuga sapientemente teatro e danza; Barabao Teatro, divertentissimi attraversatori della Commedia dell’Arte e del cinema di genere; il Teatro Bresci, tra narrazione e denuncia; il giovane Alessandro Martinello, emerso dalla scuola del Tam-Teatromusica di Padova. Da non dimenticare certo, accanto all’infaticabile lavoro di Andrea Pennacchi, erede conclamato di Paolini ma con aperture interessanti, i nuovissimi Empusa Teatro, Epimorph, Amor Vacui. Altrettanto vivace è la danza, ma se si allarga lo sguardo al Triveneto, ecco spuntare anche gruppi come ArditoDesio o Spazio 14 di Trento. E da Trento viene anche il gruppo MacelleriaEttore, che ha recentemente presentato Elektrika, una “opera techno” creata dalla regista Carmen Giordano.
Visto al teatro Cuminetti di Trento, il lavoro si avvale della affascinante presenza scenica della musicista Chiarastella: vocina tagliente come la lama di un samurai, occhiali da sole, Chiarastella è anche autrice musicale dell’opera. Sfida non facile, quella di “riscrivere” in musica l’Elettra (basti pensare al confronto con Strauss), ma coraggiosa e direi ampiamente superata. L’immaginario, qui, è vagamente 80: una robotizzazione esasperata chiude il performer Woody Neri, costume punkeggiante sospeso tra l’Ellade e la Berlino Underground. Su pattini a rotelle e movimenti meccanici, Neri è un Oreste-robot che ossessivamente e claustrofobicamente circonda una Elettra-carillon. Nel ruolo della protagonista è Maura Pettorruso, immobile bambolina assassina, la cui danza è sentimento tragico. Se pure l’idea ipertecnologica risulta d’impatto, a lungo andare, però, l’immobilità appesantisce la fruizione e, nonostante i bei brani di Chiarastella, si avverte il bisogno di una maggiore profondità, o forse, semplicemente, di uno scarto che possa far vibrare ulteriormente la scena. Però questa “Elettra-elettrica” ha un passo interessante, fuori da schemi e convenzioni “da ricerca”, sanamente folle.
Decisamente più classico, nell’impianto e nell’approccio, è il lavoro realizzato da un altro nuovo gruppo: Indigena Teatro, di Venezia. Orlando-Orlando è il titolo di questa accattivante produzione, firmata con gusto e eleganza da Stefano Pagin, e magistralmente interpretata da un appassionato Stefano Scandaletti. Il monologo si basa sulla arcinota vicenda dell’Orlando della Woolf. Qui declinato e adattato, però, su ragionamenti più attuali, carichi di riflessi intimi e struggente umanità. Scandaletti è bravo nel tenere alta la tensione, si aggira febbrile per la scena, evoca cambia si avvolge trema svela racconta. Tra amore, identità, genere, arte e speranza, il bel monologo, non senza ironia, fila via con grande intensità, tanto da meritarsi il Premio Off del Teatro Stabile del Veneto.
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Elektrika
Di Macelleria Ettore
Testo e regia Carmen Giordano
Con Woody Neri e Maura Pettorruso
Coro, orchestra live, musiche di Chiarastella
Scene e costumi di Maria Paola Di Francesco
Orlando-Orlando
Con Stefano Scandaletti
adattamento teatrale e regia Stefano Pagin
musica Gabriella Zen
cura elementi scenici Lucia Morato e Paolo Bertinato
produzione Indigena Teatro; VeniceFilm Production
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