ricci/forte, niente favole, niente sconti

Grimmless, fino a sabato al Teatro India di Roma, è il nuovo lavoro dei due autori, che punta a demistificare favole di ieri e soprattutto di oggi

ricci/forte, un brand no-logo che sta diventando sempre più popolare nei cartelloni dei teatri. Almeno nei più attenti ai linguaggi contemporanei, come quello - crudo e patinato a un tempo - praticato da Stefano Ricci e Gianni Forte, che dopo il debutto assoluto a Santeramo in Colle e la tappa alla Limonaia di Sesto Fiorentino in febbraio, da martedì a sabato sono al Teatro India di Roma per presentare il loro ultimo lavoro, Grimmless, agito da Anna Gualdo, Valentina Beotti, Andrea Pizzalis, Giuseppe Sartori e Anna Terio, per la regia di Stefano ricci.

Dopo Roma, sarà la volta di Milano, con il trittico che l'Elfo Puccini ha deciso di dedicare al dinamico duo, mettendo in scena, uno dopo l'altro, Troia's Discount (5-10 aprile), Macadamia Nut Brittle (12-17) e Pinter's Anatomy (18-20). In vista del debutto capitolino, abbiamo approfittato per un'agile botta e risposta via mail con il regista. Eccolo.

Il vostro teatro - tuo e di Gianni Forte - è stato definito volta a volta "ipercontemporaneo", "glamour", "cinico", "europeo", "alla García (nel senso di Rodrigo)" o un po' banalmente "alla moda", mentre voi due sareste gli "enfant terrible" del nuovo teatro italiano o semplicemente "geniali". Andiamo con ordine e partiamo dal fondo. Grimmless, ovvero?
Senza Grimm. Senza sconti. Abolizione della narrazione tradizionale e consolatoria. Un percorso iniziato dalle fiabe per comprenderne i meccanismi di mistificazione, per analizzare l'Oggi e sbugiardare l'apparato ingannevole dietro il quale agonizza la vita reale. Gli aggettivi che spuntano come funghi nel tentativo di perimetrare noi e quello che facciamo sono solo l'ennesima cartina tornasole di un momento storico in cui la sindrome da archivista prova ad imprimere la sua piatta tirannia sulle variabili infinite della creazione espressiva.

Qual è, se l'avete, il vostro metodo di lavoro? Come è nato Grimmless in particolare?
Grimmless è germinato dall'esigenza di affondare in una navigazione al centro del plesso solare. Catturare l'accidentalità dell'esistenza contemporanea attraverso l'archetipo fiabesco, rintracciando la sequenza di morti attraverso cui i personaggi delle favole crescono in consapevolezza. A differenza degli altri lavori, siamo andati a sfrondare la struttura da qualunque maschera dietro la quale nascondersi. I performer attingono dalle loro mancanze, dai loro piccoli e giganteschi fallimenti; veicolano lo spettatore attraverso la grande luce di un'estinzione etica per sventare lo stato comatoso in cui ci troviamo: il bosco incantato di non-comunicazione dal quale non riusciamo ad uscire.

Coi vostri spettacoli girate l'Italia e non solo. Qualcuno, al netto delle tante difficoltà di ordine pratico che assillano chiunque faccia spettacolo in proprio, potrebbe ritenere che il clima politico e culturale odierno sia tutto sommato favorevole a chi è animato da un robusto spirito critico verso la società. Com'è, allora, fare teatro "al tempo di Berlusconi"?
Mai come in questa contingenza storica così avara di stimoli è complesso riuscire a far vibrare la laringe. Forse è proprio nella frizione con le tempeste di sabbia che si rafforza la volontà di proseguire ostinati senza concessioni. D'altra parte non siamo così sicuri che in un tempo governato con più lungimiranza culturale possa scemare la qualità espressiva di qualunque voce artistica. Forse la stanchezza di uno Stato svezzato a intrattenimento sfocia nell'appetito e nella curiosità delle persone di ritrovarsi di fronte qualcuno che esponga una mappa come quelle topografiche in cui appare il bollino con la scritta "voi siete qui"; qualcuno che provi a sussurrare che non siamo quel popolo di grattevincidipendenti come ci vogliono far credere;che forse non è più tempo di lasciarci ingannare da qualunque Pozzo, nell'attesa di un vento cornucopia di eventi; che forse è il caso di rintracciare tra le nostre espressioni facciali le fattezze di un Godot propulsivo.

"Cercare il tragico nel contemporaneo", come ha scritto Andrea Porcheddu recensendo Macadamia Nut Brittle. Cosa significa questo per te? Cosa "cercano" ricci/forte?
Si parla di sforzo. Di tentativi continui di dis_allestimento del Reale. Di strategie di sopravvivenza per mantenere la posizione verticale. L'indagine che portiamo avanti si imbastisce sul distillare un antidoto agli artifici della pura rappresentazione. Un post realismo, magico, intimo, che scansioni il Presente per insufflarlo di un respiro onirico, poetico, atto a ribaltare la posizione della pupilla dello spettatore, resa passiva dalla connivenza degli altri media di comunicazione. Creando un habitat interiore in cui entrare in contatto con le istanze eticopolitiche del lavoro, derivate dalla pioggia semiotica in cui performer e platea riconoscono le impronte comuni. Una disarticolazione logica, sintattica, che restituisca un senso più necessario dello stare in scena. Svendite di dubbi e traversate di incertezza, ecco cosa offriamo. (enzo fragassi)

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