La voce di Ocean è sempre la protagonista assoluta ma l’alchimia di suoni classici e moderni esaltati dai cori rende questo disco ricco, pieno in tutte le sue manifestazioni
E’ nata una nuova stella nel firmamento dell’R&B e del Pop a stelle e strisce: Frank Ocean (e con un nome d’arte del genere non poteva essere altrimenti) debutta con il suo primo album nelle prime posizioni delle classifiche americane e inglesi confermandosi, dopo l’immancabile mixtape di presentazione Nostalgia, Ultra, una delle voci più interessanti nel panorama internazionale.
Channel Orange è infatti la consacrazione di un artista che fino a poco tempo fa ha lavorato nell’ombra di altri colleghi, scrivendo testi per Justin Bieber, Beyoncé John Legend e Jay-Z e Kanye West, un po’ come l’altro ragazzo d’oro del genere, Ne-Yo. Ocean però non è una macchina da hit radiofoniche, il suo stile originale, fatto di melodie morbide alternate a rapide impennate d’ugola regala momenti di grande musica in cui si può distinguere l’eredità di miti del passato come Marvin Gaye e di quelli del presente, Stevie Wonder e R. Kelly.
Il viaggio nell’oceano di Frank è un emozionante sali-scendi sulle note dell’amore e delle relazioni della sua vita in cui il linguaggio e l’immaginario crudo del rap, di solito relegato al mondo dell’hip hop, riesce a trovare una sua ragione d’essere. I testi, che suonano tanto arguti quanto creativi nella struttura, cavalcano le giuste frequenze per rappresentare un mondo fatto di sogni, emozioni e vita vissuta nel senso moderno del termine, con tutte le contraddizioni della realtà in cui viviamo. Senza il bisogno di fermarsi al singolo-tormentone Thinkin Bout You, in cui Ocean gioca con le parole alternando ritmo ed armonia, l’ascolto di Channel Orange riesce a conquistare anche per i 10 minuti di Pyramids, brano la cui lunghezza di solito lo manderebbe direttamente alla fine della tracklist, e che invece occupa quella prima doppia cifra di solito è riservata alle migliori hit.
La voce di Ocean è sempre la protagonista assoluta ma l’alchimia di suoni classici e moderni esaltati dai cori rende questo disco ricco, pieno in tutte le sue manifestazioni, da perle dal sapore classico come Sweet Life, Crack Rock o la toccante Bad Religion fino ai ritmi incalzanti di singoli come Lost e Monks. Ci sono momenti, come Pink Matter e Pilot Jones, in cui la base musicale si trasforma addirittura in un semplice sottofondo per dare pieno sfogo alla voce di Ocean, capace da sola di dare vita e senso a una canzone senza risultare banale o noiosa.
Senza ombra di dubbio tutte le controversie sugli orientamenti sessuali di questo artista cadono miseramente dopo l’ascolto di Channel Orange: qualunque sia il suo “traget” nelle sue creazioni musicali, è indubbio che lo sconfinato oceano di emozioni in cui Frank ci accompagna ha infiniti orizzonti e lui infiniti modi per raccontarli.
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