Gli Amor Fou giungono al terzo disco con Cento giorni da oggi, album che segna il brusco cambio di rotta da uno scintillante cantautorato italiano a una prospettiva più internazionale e generazionale e, se vogliamo, furbetta. A due anni di distanza da I Moralisti, Alessandro Raina e compagni abbandonano i santini del Battisti più intimista e nazionalpopolare - da falò, o da gita in corriera - per stupire con voci, colori, suoni dei giovani delle metropoli di tutto il mondo.
Cento giorni da oggi è il frutto della prima collaborazione tra Amor Fou e Sterver Jongen, regista di ascendenze danesi e olandesi artefice di un collettivo di artisti più o meno "rivoluzionari". Il disco saltella veloce tra ritmi danzerecci, cassa dritta e ricordi di una voce del Padrone di più di trent'anni fa. C'è ancora Battisti, ma è quello di Una donna per amico e Ancora tu; abbondano i riferimenti multimediali a partire da titoli come Goodbye Lenin, Una vita violenta, I quattrocento colpi e Gli zombi nel video di Thriller. Tutto fa brodo, o spettacolo: Scientology, Pasolini, il comunismo, i morti nelle insurrezioni, la pornografia. Alì, il primo singolo, è un uptempo divertente, con un refrain appiccicoso veramente difficile da scordare. Ma tutto il disco rimbalza stranamente spensierato sulle ali della new-wave: i suoni risalgono agli anni Ottanta, plastici e a tratti fastidiosi, arrivando a toccare i MGMT sotto anfetamina e i Baustelle, che affiorano qua e là in Vero. Il cameo di Davide Autelitano - cantante dei Ministri e ospite alla voce ne La primavera araba - non aggiunge niente di speciale a un album che mette troppa carne al fuoco per essere compiutamente lucido e spontaneo. Peccato, perché dagli Amor Fou sarebbe stato lecito aspettarsi più sangue e meno pittura rossa.
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