Un classico album di genere che ci fa tornare all’epoca d’oro degli anni ’60 e ’70 negli Usa senza forzature artistiche e senza concessioni alle nuove tendenze
Mario Biondi sta all’Italia come Jeff Cascaro sta alla Germania. Con questa proporzione chi non conosce il soul-man teutonico può già farsi un’idea. Trombettista professionista poi passato al cantato, Cascaro arriva oggi al suo terzo disco solista, The Other Man. Il titolo non tragga in inganno però perché il vocalist-bianco-dall’anima-black non ha cambiato registro rispetto al passato e il suo nuovo album è la piacevole conferma che anche in Europa il soul, il jazz e il blues possono trovare interpreti di primo livello.
Un classico album di genere che ci fa tornare all’epoca d’oro degli anni ’60 e ’70 negli Usa senza forzature artistiche e senza concessioni alle nuove tendenze. Poco coraggio nella sperimentazione ma tantissima saggezza e padronanza dei propri mezzi: chiari sentori di Sam Cooke, Bobby Womack, Ray Charles e Al Green sono disseminati lungo tutta la tracklist di 12 brani con un omaggio alla sempreverde Let’s Stay Together di Al Green del 1972. L’anima di Cascaro però non si lascia sovrastare dal suo background stile Motown e la sua estensione vocale viaggia libera sulle melodie di Roots, The Other Man e Going Home per poi contrarsi seguendo il ritmo nella splendida Stop! o in Swing Thing.
Il fuoco soul di Cascaro è alimentato da un folto gruppo di musicisti che trovano spazio per virtuosismi strumentali mai fuori tema che completano perfettamente un disco pulsante, capace di trasportare l’ascoltatore sul filo delle emozioni, come solo le migliori anime soul sanno fare.
di mvdo
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