Un classico album di genere che ci fa tornare all’epoca d’oro degli anni ’60 e ’70 negli Usa senza forzature artistiche e senza concessioni alle nuove tendenze
Cinque tracce che scivolano via una dietro l’altra facendoti rimpiangere che si tratti solo di un EP
Secondo album per il rapper simbolo della protesta della case "bianche" di Milano
Un trip coloratissimo di nastri alla rovescia, colate di liquide tastiere, chitarre hendrixiane che smaniano e pigolano, incubi hard & heavy
La scelta del repertorio è ammirevole ma gli inediti, Desolazione e Una nuova canzone, non aggiungono niente di nuovo
Un cd non si pone limiti acustici, è volutamente iper elettronico e come sempre esagerato & sbrodolato
Questo disco è pieno di sospiri, anima e sincerità, anche il pubblico e la critica inglese lo hanno capito
Facile trovare i referenti storici, da Judy Garland a Karen Dalton, da Nina Simone a Billie Holiday, fino a una Madeleine Peyroux dei giorni nostri
La musica Floyd comincia a non essere più “il suono della beatitudine” ma una contorta sinfonia di angeliche fantasie e molto umane paranoie
Il rapper torinese pubblica il nuovo album con la benedizione di Fabri Fibra
Ci sono chitarre distorte di stampo post rock, che richiamano alla scena indie d’oltreoceano a cui si aggiungono sonorità più allettanti con ammiccamenti pop
Sono canzoni con una loro consistenza, elaborate negli anni e in qualche caso affinate dal vivo
Niente romantici slanci verso il futuro ma una violenta deprecazione del presente: un’orgia sfrenata di musica dai tratti violenti e grotteschi
Settantadue canzoni, da mito a mito: comincia Johnny Cash con gli Avett Bros., chiude Pete Seeger
Ogni elemento della tacklist ha una sua anima e personalità, così come i suoi autori, ed è capace di sprigionare energia anche senza la spinta della miscelazione
Tutto è molto gradevole anche se non così originale, le canzoni fluiscono bene e la voce di Morrison è sempre...
I forti testi, spesso fin troppo facile specchio per le storie della gente, sono un rafforzativo ben riuscito per musiche ben congeniate
Il repertorio non è cambiato, “le canzoni che mamma ascoltava alla radio” e qualche contraffazione d’epoca
Sono divertenti e gradevoli, con un “rock della giungla” appena alfabetizzato che loro chiamano “surf thrash”
Tutto sembra girare bene in questo album dal sound morbido e dai forti contenuti