Generalmente la location è la palestra sgangherata di una scuola, meglio se di periferia. L’intonaco ormai non resiste più alla forza di gravità e le pertiche o il quadro svedese accrescono la diffusa desolazione. Ma è la festa di fine anno e gli amplificatori rimediati in qualche modo rendono incomprensibili le già distortissime chitarre. Non importa; magari sarà, se non l’unica, una delle poche occasione per esibirsi di fronte a un pubblico.
Oppure una piccola birreria al gestore della quale si è estorta a fatica la promessa di una serata. E allora inizia la corsa alla ricerca di amici, parenti e sconosciuti trovati sul marciapiede purché quella sera lascino il proprio obolo al barista già immusonito. Ma che sia il preside della scuola o il mastro birraio che vede ovunque dispiegarsi sirene (la S.I.A.E. è stata pagata?) non è infrequente che la povera cover band si veda staccare l'elettricità senza una ragione apparente.
E’ già più insolito se ciò accade a un tale di nome Bruce Springsteen che da trent’anni muove milioni di persone (e di dollari) pur di sentirlo suonare. Ancora più insolito se ad accompagnarlo, in una serata che incorona il “sogno della sua vita”, c’è tanto di sir Paul McCartney, ad Hyde Park, proprio nella “sua” Londra. E invece questi due monumenti del rock hanno dovuto aspettare rispettivamente 63 e 70 anni per avere (o riavere?) a che fare con il bigottismo dei provvedimenti municipali. Senz’altro riavere, perché non sarebbe la stessa cosa immaginarli dove sono oggi se non avessero dovuto lottare contro gli stizzosi cani da guardia dell’ordine e della disciplina.
I famosi fiumi di inchiostro sono scorsi, la notizia ha fatto il giro del mondo e per una volta che una cosa così sgradevole non è accaduta nella mia Milano non dovrò sentirmi dire la solita stucchevole banalità: a Londra (o qualsiasi altra città del globo terraqueo) una cosa simile non sarebbe mai accaduta! E invece...
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