Renaud

Il periodo parigino (1781-1786) rappresenta l’ultima fase della fortunata carriera internazionale di Sacchini: dopo quasi dieci anni trascorsi a Londra, le rivalità teatrali e i debiti accumulati a forza di dissipazioni indussero il compositore a raggiungere Parigi, dove sarebbe rimasto fino alla morte. A caldeggiare il trasferimento fu l’amico Framery, letterato e partigiano della musica italiana negli anni caldi della querelle Gluck-Piccinni. Per l’esordio parigino di Sacchini fu scelto un vecchio libretto dell’abbé Pellegrin, già musicato da Henri Desmarets ( Renaud ou La suite d’Armide , Parigi 1722) e rimaneggiato per l’occasione. L’allestimento dell’opera subì un forte ritardo per l’ostilità degli impresari e non ottenne poi il successo sperato. Con le vicende di Rinaldo e Armida, ricavate dalla Gerusalemme liberata , Sacchini si era già misurato in altre due occasioni: nel 1772 era andata in scena al Regio Ducal Teatro di Milano una sua Armida su libretto del poeta torinese Jacopo Durandi; otto anni dopo, a Londra, Sacchini aveva riproposto l’opera in una veste rimaneggiata e con il nuovo titolo di Rinaldo . Rispetto alle versioni precedenti, il Renaud parigino è opera quasi interamente nuova, a cominciare dalla vicenda, che ha inizio là dove finiva quella degli altri due lavori; il soggetto del dramma non è più costituito dagli amori di Armida e Rinaldo nel giardino incantato, poi distrutto da Armida dopo la fuga dell’amante, bensì dal seguito della favola tassesca (pur accolta con forti licenze).

Atto primo . Nel campo saraceno Renaud, ormai libero dall’amore colpevole, sta trattando la pace, quando sopraggiunge Armide ad aizzare l’animo dei suoi contro i crociati e a promettersi in sposa a chi saprà vendicarla con l’uccisione dell’amante traditore.

Atto secondo . Più tardi però si scopre ancora innamorata e, venuta a conoscenza di un agguato teso a Renaud, accorre in suo aiuto e viene per questo rimproverata dal padre Hidraot, re di Damasco (in Tasso era lo zio). Evoca allora le Furie perché le diano la forza di odiare l’amante di un tempo, ma un potere superiore impedisce alle tre divinità infernali di recare l’aiuto richiesto. Frattanto il campo saraceno è invaso da Renaud e dai suoi seguaci, che fanno strage dei nemici.

Atto terzo . In una foresta Armide medita sulla rovina della propria gente e decide di darsi la morte. Giunge a fermarla Renaud, che si dichiara ancora innamorato e pronto a sposarla, avendo ormai assolto il proprio dovere di guerriero. Per incanto la foresta si muta in un palais charmant , mentre canti e danze festeggiano l’avvenuta unione.

La mancata approvazione di Renaud da parte del pubblico trovò un’eco nella critica coeva: preso in mezzo alle roventi polemiche di quegli anni, Sacchini si attirò per opposti motivi le accuse dei gluckistes e quelle dei piccinnistes . Inoltre l’opera scontò probabilmente alcune debolezze del libretto, quali il lieto fine posticcio (in Tasso vi è tra i due amanti la rappacificazione, ma non una nuova unione amorosa) e soprattutto l’inconcludente oscillare di Armida tra gli eccessi dell’odio e dell’amore, sul quale rimane incentrato per quasi tutto il secondo atto l’evolversi del dramma (sebbene quella fissità sia riscattata da esiti musicali quasi sempre altamente ispirati). La partitura dimostra comunque un perfetto adattamento alle regole dell’opera francese. La ricca vena melodica, che aveva fatto la fortuna di Sacchini sulle scene europee, viene ora immessa con la massima naturalezza nella struttura ‘aperta’ della tragédie lyrique , determinando un trapasso fluido dal recitativo accompagnato all’arioso e al pezzo chiuso vero e proprio. Spunti cantabili, che sbocciano inattesi, rendono appieno la mobilità psicologica dei personaggi, sullo sfondo di un discorso orchestrale agile e armonicamente variato. Pertanto l’accusa di gluckismo mossa all’opera da parte dei sostenitori di Piccinni risulta oggi difficilmente comprensibile; sul piano della tensione drammatica Sacchini imbocca infatti strade opposte rispetto a quelle battute da Gluck. Malgrado il soggetto, Renaud è opera più elegiaca e contemplativa che eroica. La musica stende sulla vicenda una patina di eufonia, con melodie di suadente semplicità fatte procedere per terze e seste e successioni armoniche immancabilmente ammorbidite dalla settima di dominante. La vocazione lirica di Sacchini è percepibile anche in molte delle onnipresenti pagine corali, che all’ epos gluckiano preferiscono la soavità cantabile, spesso increspata da una scrittura imitativa di sapore sacro. Solo dopo il successo incontestato (e postumo) dell’ Oedipe à Colone la personale cifra stilistica di Sacchini fu riconosciuta in tutto il suo valore, e allora anche Renaud venne riabilitato e accolto stabilmente nel repertorio dell’Opéra.

La scheda:

Titolo originale: Renaud

Tipo: Tragédie lyrique in tre atti
Soggetto: libretto di Jean-Joseph Leboeuf e Nicolas-Etienne Framery, da Renaud di Simon-Joseph de Pellegrin
Prima: Parigi, Opéra, 28 febbraio 1783
Cast: Hidraot (B), Adraste (B), Tissapherne (B), Arcas (B), Renaud (Hc), Armide (S), Antiope (S), Mélisse (S), Doris (S), Iphise (S), Tisiphone (Hc), Alecton (T), Mégàre (B); re saraceni, soldati saraceni e cristiani, amazzoni, circassi, do
Autore: Antonio Sacchini (1730-1786)

Commenti

Per commentare è necessario effettuare l'accesso.


Facebook