Con il profilo di Anna Wintour si conclude lo speciale dedicato alle Queens of the Front Row, le regine della "prima fila". Segui MyWord.it/Moda per scoprire i prossimi speciali!
Milano , 10 Giugno 2012 -
Una delle personalità più “capricciose ed esigenti” del fashion system, dalle critiche taglienti e dal carattere risoluto: Anna Wintour, celebre per il suo caschetto e gli inseparabili occhiali da sole, è dal 1988 la direttrice di Vogue America, rivista di moda da molti considerata la più autorevole.
Figlia di Charles Wintour, ex redattore di The Evening Standard, e di Eleanor Baker, Anna è nata il 3 novembre 1949 a Londra. Ha studiato presso la North London Collegiate School, da cui è stata espulsa prima del diploma, a causa della sua abitudine di accorciarsi troppo le gonne della divisa. Sempre sicura di sé e decisa sul suo futuro, già a sedici anni aveva intrapreso la carriera di giornalista. Prima di arrivare a Vogue ha lavorato per diverse riveste: in patria presso Harper’s & Queen e negli Stati Uniti, dove si è trasferita nel 1976, presso Harper’s Bazaar, Viva e Savvy. Nel 1981 è diventa fashion editor presso il New York magazine e dopo soli due anni è entrata a Vogue America con il ruolo di creative director, dove è rimasta fino al 1986, quando, tornata in Inghilterra, è stata nominata direttore di Vogue UK, e un anno dopo di House & Garden, autorevole magazine di giardinaggio (dove però è rimasta solo un anno).
Nel 1988 ha infine assunto la direzione di Vogue America. Narra la leggenda che quando si è presentata al colloquio di lavoro, l'allora direttrice Diana Vreeland le chiese quale posto volesse ottenere all'interno del magazine, e lei le rispose freddamente: “il suo”. Il carattere forte di Anna Wintour le ha permesso di diventare uno dei personaggi del fashion system più rispettati e temuti. Nella sua carriera ha dimostrato coraggio nel portare avanti le sue convinzioni, come quando decise di sostituire le top model in copertina con le celebrities del mondo dello spettacolo e della cultura. È stata anche la prima a mixare nei servizi fotografici – sempre molto curati – articoli di moda di diverse fasce di prezzo, imponendo un nuovo modello di consumatrice che, non avendo molto tempo da dedicare allo shopping, preferisce andare a colpo sicuro.
Di se stessa ha detto: “Sono molto criticata per ciò che faccio. Sono sicuramente molto competitiva. Mi piacciono le persone che danno il meglio di sé in quello che fanno, e se questo mi rende una perfezionista, bè forse lo sono”.
Abile negoziatrice, ha strappato alla Condè Nast (casa editrice di Vogue), condizioni contrattuali da vera star, compreso un budget annuale a cinque zeri riservato alle spese per il guardaroba personale. La sua presenza alle sfilate dona prestigio ai brand visitati. È da sempre una strenua sostenitrice dei designer statunitensi ma, come ha dichiarato Franca Sozzani (direttrice di Vogue Italia), “ogni direttore di Vogue privilegia giustamente gli stilisti del proprio Paese”.
Si è dimostrata anche un’attenta selezionatrice di talenti: tra gli stilisti di cui ha favorito l’ascesa all’olimpo della moda vi sono Marc Jacobs, Alexander Wang e Thakoon, per citare i più recenti.
Sebbene l'autrice lo neghi, le vicende del romanzo Il diavolo veste Prada del 2003, scritto da una sua ex-assistente, Lauren Weisberger, e dell'omonimo film sono ispirate a lei. A lei è chiaramente ispirato il look del fantomatico personaggio di Fey Sommers nella serie Ugly Betty. È lei in persona, invece, la protagonista del documentario The September Issue, girato dal regista R. J. Cutler, presentato e premiato al Sundance film festival del 2009. Nella pellicola, Wintour pronuncia la frase che forse rappresenta al meglio la sua personalità: “La moda non consiste mai nel guardarsi indietro, ma sempre nel guardare avanti”.
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