La leggenda del cacciatore di Vampiri

Seppur supportato da un valido impianto di effetti speciali, la pellicola si barcamena costantemente tra il comico e il grottesco

Come tutti gli eroi della storia Giuseppe Garibaldi è il simbolo di un’intera nazione. Con i suoi Mille è riuscito a risalire uno stivale che mai prima di allora aveva conosciuto la parola unità. Immaginate se (per motivi di botteghino post cine panettoni) Aurelio De Laurentiis decidesse di fondere la storia all’horror: al grido "Qui si fa’ l’Italia o si muore!" il protagonista combatterebbe i vampiri travestiti da soldati borbonici. Ciò che sembra una barzelletta degna de I soliti idioti negli Stati Uniti è divenuto realtà. Esce infatti nelle sale di tutto il mondo La leggenda del cacciatore di Vampiri (in 3D) diretto da Timur Bekmambetov (Wanted) e incentrato sulla vita segreta del sedicesimo presidente degli USA Abrham Lincoln.

Il giovane Lincoln (Benjamin Walker) assiste all’assassinio della madre per mano di un vampiro spietato e cerca da adulto di vendicarla. Per riuscire nell’impresa deve sottostare agli insegnamenti del succhia-sangue redento Henry Sturgess (Dominic Cooper) che, dopo un duro addestramento, gli svela come uccidere chi è già morto. Divenuto un cacciatore professionista, il giovane Abrham capisce che l’unica strada per sconfiggere l’impero dei vampiri è quella della politica, visto che la sopravvivenza degli stati schiavisti (e vampiri) del sud dipende dal sangue delle domestiche nere.. Qui la fantasia incontra la realtà e la guerra civile tra repubblicani del nord e conservatori del sud diviene l’eterno scontro tra bene e male.

Seppur supportato da un valido impianto di effetti speciali (la scena finale sul ponte di legno è visivamente spettacolare), la pellicola si barcamena costantemente tra il comico e il grottesco. Anche se Tim Burton afferma che: "L’intera vita di Lincoln rispecchia la classica mitologia dei supereroi dei fumetti", in questo caso non c’è un protagonista di fantasia in stile Bruce Wayne che renda la narrazione accettabile. Propagandisticamente parlando, Capitan America è un pivello in confronto a Lincoln con l’ascia in una mano e la costituzione nell’altra. Il passo è troppo ardito anche a causa dell’ennesimo inutile 3D.

Sfruttando la passeggera passione per gli eredi del compianto conte Dracula, le major pensano di poter ottenere lauti incassi da idee a dir poco scadenti. Un pastiche tra un protagonista da manuale scolastico e dei nemici che incassano da Twilight a Underworld non può considerarsi un’idea originale. La crisi finanziaria (europea e non) che colpisce purtroppo anche i contenuti, cela una situazione di confusione globale. Oggi un Garibaldi stranito e in cerca di nemici esclamerebbe: "Mario, qui si salva l’Italia dai non morti!".

 


(Andrea Pesoli)

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