Terminata la serie animata sul giovane Arthur, Luc Besson torna al genere fantascientifico con una pellicola da lui scritta e prodotta. Lockout è un film diretto da James Mather e Stephen St. Leger, e interpretato da Guy Pearce, Maggie Grace e Peter Stormare. Un omaggio ai film d’azione anni ’80, con tante sparatorie quante battute sagaci
C’è stato un periodo nella storia del cinema in cui produttori, sceneggiatori e registi amavano gli eroi scontrosi e sarcastici. Quelli che finivano il film sporchi e feriti ma ancora determinati a far la cosa giusta, quelli che, nonostante il sangue perso, erano sempre pronti a tirar fuori battute taglienti, spesso iconiche. Un’epoca d’oro per attori come Bruce Willis, Arnold Schwarzenegger e Kurt Russell, che ha avuto il suo culmine negli anni ’80 per poi essere lentamente dimenticata. Ma non nell’immaginario di Luc Besson.
Il regista francese ha, infatti preso una pausa dalla sua serie di film sul giovane Arthur, per co-sceneggiare e produrre Lockout, film fantascientifico che vuole calcare le orme di illustri predecessori quali 1997 Fuga da New York o la serie Die Hard. Lockout è stato diretto da James Mather e Stephen St. Leger, e ha come protagonisti Guy Pearce (Il discorso del re, Prometheus) e Maggie Grace (Io vi troverò) a cui si affiancano Peter Stormare (Fargo, Armageddon, Il Grande Lebowski e tanto altro), Vincent Regan (300) e Joe Gilgun (nuova entrata nella terza stagione di Misfits).
Ambientata nell’anno 2079, la trama narra le vicende di Snow (Pearce), agente speciale della CIA ingiustamente accusato di cospirazione e spionaggio contro gli Stati Uniti. In cambio dell’annullamento della pena gli viene proposta una missione quanto mai rischiosa: entrare a bordo del MS One, un carcere di massima sicurezza che orbita intorno alla Terra, e liberare la figlia del Presidente, presa in ostaggio durante una visita diplomatica.
Un omaggio al genere action anni ’80 o una semplice scopiazzatura di pellicole cult? Questione di punti di vista. Di sicuro il film attinge molte idee dai suoi illustri predecessori senza aggiungere nulla di determinante. Guy Pearce interpreta al meglio il tono scanzonato del suo personaggio, e i dialoghi tra lui e Maggie Grace sono spesso esilaranti, ma tolto questo resta ben poco: una trama in alcuni punti troppo sbrigativa, effetti speciali discreti (a eccezione dell’inseguimento iniziale che non è degno nemmeno di un videogioco) e un colpo di scena finale non del tutto chiaro. Nota di merito per il giovane Joe Gilgun capace di dar vita a un pazzo maniaco degno dei migliori caratteristi della storia del cinema.
Lockout è un film adatto per gli spettatori nostalgici o per quelli troppo giovani per aver vissuto l’epoca d’oro del “fai una battuta sarcastica e poi spara”. Occasione sprecata.
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