Contraband

Tra New Orleans e Panama, Kormàkur ci racconta la storia di un uomo pronto a fare di tutto per la propria famiglia.

Cosa sei disposto a fare per le persone che ami? Chris Farraday per sua moglie è pronto a fare di tutto, persino ricominciare la sua carriera di delinquente per tirare fuori dai guai il giovane cognato Andy, povero stupido che si ritrova in debito di 700.000 dollari con uno spacciatore.

Il piano di partenza: imbarcarsi alla volta di Panama sulla vecchia nave del padre, recuperare i soldi meglio falsificati del pianeta, e riparare il debito. La moglie e i due figli resteranno con l’amico fraterno Sebastian, che li proteggerà in caso di minacce.

Il piano realizzato: non proprio quello che avevano in mente. Meglio non fare piani troppo dettagliati, la vita li sconvolge, in meglio o peggio che sia. Ma con un po’ di ingegno, e una buona dose di fortuna, ce la si può cavare anche nelle situazioni più inaspettate, ed è quello che succede a Chris e Andy, che riescono a tornare a casa, un po’ ammaccati ma vivi.

Il padre, in prigione, ricorda di quando da piccolo Chris rubò delle collane di Carnevale pensando fossero diamanti, e le diede al padre dicendo “Ecco, da adesso non dovrai mai più lavorare su quella nave”. Sogno di bambino che voleva rendere facile una vita che non lo era. E forse proprio per questo accettiamo anche il finale un po’ buonista, con la riunione della famigliola felice senza apparenti traumi da superare (e qualche soldo in più nel portafoglio). In fin dei conti Chris se lo merita.

Ritmo serratissimo, dialoghi eccellenti e macchina a mano incollata ai personaggi, a percepirne ogni minimo respiro: queste le caratteristiche principali di Contraband, nuovo film dell’islandese Baltasar Kormàkur. Girato tra New Orleans, dove vivono i Farraday, e Panama, dove Chris tenta la sorte, il film ha una colonna sonora ricchissima, creata da Clinton Shorter, che mixa Ryan Shaw, The Heavy, J Roddy Walston And The Business, Eli “Paperboy” Reed And The True Loves e Big Head Todd And The Monsters. Altra lancia da spezzare in favore di Kormàkur, l’aver vinto la tentazione di strafare con infiniti inseguimenti alla Vin Diesel, effetti speciali e sparatorie interminabili: l’attenzione dello spettatore si può così concentrare sui protagonisti, sui loro volti, sui corpi e i gesti.

Ciliegina sulla torta un cast affiatato, tra cui spiccano il protagonista, nonché produttore del film, Mark Wahlberg, e J.K. Simmons (già padre di Ellen Page  nell’acclamatissimo Juno), cattivo al punto giusto, temibile anche in pigiama davanti a una squadra di narcotrafficanti.

Fortemente voluto da Wahlberg, il film è costato 25 milioni di dollari e ha incassato, solo negli Stati Uniti, 60 milioni di dollari, vincendo ampiamente la scommessa di creare un film “piccolo” dal punto di vista del dispendio di tempo e denaro, ma perfettamente godibile e degno di nota.


(Fabiana Maria Lavezzi)

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