Emile Hirsch protagonista di un b-movie di fantascienza in 3D
L’ora nera è un film che dura un’ora e ventinove minuti. E’ un B-movie di fantascienza (in 3D) che parla di un’invasione di extraterresti i quali si presentano sotto forma di fasci d’elettricità e sono interessati a assorbire tutta quanta l’energia prodotta dai nostri I-phone, E-book-readers, computers, lampadine, elettrodomestici. Già qui il messaggio sotteso è chiarissimo: “Attenzione! Il nostro maledetto consumismo non solo consumerà le risorse del nostro Pianeta, ma forse un giorno ci attirerà le attenzioni di queste forze aliene che ci potranno vedere freddamente solo come un enorme giacimento d’elettricità!”.
La novità della pellicola è costituita soprattutto dalla sua ambientazione, che è la Russia, Mosca. In effetti ciò che abbiamo in mente quando parliamo di film sugli alieni sono sempre spaventosi dischi volanti che atterrano nelle metropoli statunitensi o a Rosewell in New Mexico o in qualche campo di granturco del Midwest, insomma pensiamo a Independence Day e alla Guarra dei mondi, grattacieli che saltano per aria colpiti da raggi laser bluetti o vermigli, ma la terra col maggior numero di avvistamenti alieni sono in realtà la Siberia e Mosca e non ci potrebbe essere scenario migliore, ormai, per questo genere di storie. Un tempo nella Russia facente parte dell’ex-Unione Sovietica non era in atto alcuna multinazionalizzazione dell’economia, ma ora che si è in pieno boom post-comunista, neo-capitalista, neo-consumista i territori dell’ex Unione Sovietica diventano quinte ideali per questo genere di rappresentazioni. C’è tutto il peccato necessario a far carburare trame di questo genere. E’ possibile infatti lanciare i più tipici messaggi del genere horror-fantascienza facendo leva su sensi di colpa molte ben collaudati nella nostra società (al punto da non considerarli nemmeno più colpe) ossia che non c’è niente di buono nel consumismo, nel prosciugamento d’ogni risorsa del Pianeta – e col vantaggio tra l’altro che nella Mosca odierna cartelloni pubblicitari, marche di Smart-phone, cereali, hamburger sono in carattere cirillico e fanno un’impressione straniante, aliena, ti fanno sentire come se tutta quella roba, polpette, displays, CDs e all-that-kind-of-crapy-shit fosse roba che non ti appartiene veramente, che non c’entra con te, che è cirillico, ostrogoto.
Ecco, questa è la parte buona di questa pellicola interpretata da Emile Hirsch (Alpha Dog). Un paio di ragazzi statunitensi che di mestiere fanno i programmatori e sono atterrati a Mosca per vendere cellulari a due magnati russi, si ritrovano nel mezzo di un attacco alieno sotto forma di scariche elettriche. In qualche modo questo film, oltre a tutto quello che abbiamo già detto, è assimilabile al romanzo horror di Stephen King The Cell – dove un improvviso impulso magnetico indotto da tutti i telefoni del mondo trasforma le persone in terrificanti zombies. Guardando a libri e a film come questi è evidente che queste nuove magiche tecnologie presentano come rovescio della medaglia quello di terrorizzare per ciò che potrebbero implicare in termini di salute dell’uomo e L’ora nera dà conto di questa paura elaborandone una metaforona grossalana, ma di cui se non altro il senso è più che evidente. E ricordarci cose come queste, o, come fa il film, suggerircelo, male non fa mai.
di Marco Candida
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