Il problema di Underworld 4 è sempre quello dei film seriali: ammazzano via via sempre più trama
La saga Underwold è una storia di vampiri e licantropi e dunque può essere classificata come un storia horror, ma a questo punto occorre una precisazione – o meglio un’avvertenza. Di questi tempi grazie all’avvento della digitalizzazione esiste un horror che si lega a un filo tradizionale - che è quello inventato grosso modo da Poe e poi da Byron, Shelley e Polidori senza dimenticare Kipling e che viene dalla letteratura - e poi esiste un horror che viene da videogames. Underworld 4 in versione 3D appartiene a quest’ultima categoria. La vampira Selene di Kate Beckinsale è una sorta di Lara Croft alla Tomb Raider. Rispetto alle altre puntate della saga questa volta sembra esserci stato un piccolo peggioramento. Il problema è sempre quello dei film seriali: ammazzano via via sempre più trama. Quello che rimane sono solo ossa nuda, budella (di licantropo, in questo caso) e schegge di legno, vetro, finestre che saltano, esplosioni, e stellette ninja che con gli occhialetti 3D sembrano veramente arrivarti in faccia.
Selene prosegue la sua resa dei conti contro Antigen e questa volta può avvalersi dell’alleanza del giovane vampiro David. Insieme devono affrontare come sempre la squadra di licantropi Lycan e questa volta, in particolare, un superlicantropo geneticamente modificato, feroce, assassino, che scoraggia persino una guerriera implacabile come Selene. Atmosfere postatomiche, skylines di città modellate dai supervisori per gli effetti speciali sulla Vancouver B.C., cupa, gotica, un miscuglio tra Budapest, Mosca e New York City, il film è quello che è e dà quello che dà. Magari bisognerebbe fabbricare film in serie dove ciò che viene privilegiata è la caratterizzazione dei personaggi e il loro dramma anziché correre, sparare, buttarsi a terra, rotolare, rollare, mandare in frantumi e schegge qualsiasi cosa… Che comunque rimane divertente, almeno da raccontare agli amici per far sapere di essersi annoiati.
di Marco Candida
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