La talpa

La delusione sui volti di coloro che non troveranno sparatorie, esplosioni e colluttazioni sarà direttamente proporzionale alla soddisfazione di chi ha assistito ad una sofisticata e complessa sfida scacchistica

“Gli scacchi sono il paradigma dell'intelletto” diceva Goethe. Sulla scacchiera ideata da John le Carré e trasposta cinematograficamente da Tomas Alfredson, bisogna confrontarsi con un nemico assai intelligente, in possesso di una strategia ben definita: nascondere tra le pedine avversarie La talpa, colui che consegna le strategie alla controparte. I pezzi su cui aleggia il sospetto del tradimento sono Gary Oldman, Colin Firth, Toby Jones, Ciaràn Hinds e David Dencik. Inoltre appaiono nomi importanti come Mark Strong, John Hurt, Tom Hardy e Benedict Cumberbatch.

Siamo in piena Guerra Fredda. Il mitico servizio segreto inglese (MI6) si trova nel mezzo di un sistema bipolare che cambierà la fisionomia mondiale: da un lato ci sono gli Stati Uniti, alleati di lungo corso, e dall'altra c'è la temibile Unione Sovietica. L'intelligence di sua Maestà non è un posto sicuro da quando una talpa rivela ogni mossa al nemico bolscevico. Il prematuro pensionato Smiley (Oldman) sarà incaricato di creare una task-force che stani l'intruso, ponendo fine a un gioco che irrita l'alleato a stelle e strisce.

Presentato al pubblico italiano come uno spy movie tradizionale, La talpa è un film di diverso genere. Non bastano intrighi, servizi segreti e spie per catalogare una pellicola. Rispetto ai vari James Bond e Jason Bourne il protagonista è un anti-eroe silenzioso e un po’ attempato, che ha come uniche armi l'intelletto e l'astuzia. Tutti coloro che appaiono in questa pellicola non sono né atletici né di bell’aspetto, ma sono semplicemente uomini che devono passare inosservati. Le Carré questo lo sa (la storia è ispirata alla sua lunga esperienza come membro dell'MI6) e Alfredson non snatura affatto l'originale senso del libro. I silenzi, le attese e i dialoghi frammentati non sono una semplice trovata autorale, rappresentano invece la realtà di un mondo a noi sconosciuto e qui realisticamente delineato.

Ne La talpa non troviamo chiare spiegazioni frutto di qualche soliloquio illuminante, ma dobbiamo dedurre autonomamente cosa accade. E il leggero senso di pesantezza avvertito nel corso della pellicola non è nient'altro che il realistico svolgersi dei fatti (fare la spia non è un lavoro sporco o spettacolare, ma piuttosto noioso e difficile). La delusione sui volti di coloro che non troveranno sparatorie, esplosioni e colluttazioni sarà direttamente proporzionale alla soddisfazione di chi ha assistito ad una sofisticata e complessa sfida scacchistica.

di Andrea Pesoli

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