Un'opera che non può lasciare certo indifferenti. McQueen dirige in modo magistrale, regalando immagini forti ed emotivamente devastanti
Michael Fassbender passa in quattro anni dalla fame alla vergogna. E lo fa accompagnato da Steve McQueen, acclamato regista britannico che nel 2008 firmò Hunger e ora ritorna sugli schermi italiani con Shame. Oltre all'istrionico Fassbender nel cast troviamo la promettente giovane attrice Carey Mulligan,candidata all'Oscar per An Education di Lone Scherfig.
Brandon (Fassbender) è un trentenne di successo dotato di una doppia personalità. La prima emerge alla luce del sole e svela un professionista stimato, brillante e preciso. La seconda cela invece l'irrefrenabile, incontenibile e inarrestabile necessità di sesso. Sesso inteso come mero gesto meccanico, da consumarsi con una donna oppure anche da soli. La patologia viaggia sui binari della routine finché l'ingresso in scena della sorella Sissy (Mulligan) farà deragliare ogni cosa.
Nel '77 Truffaut dipingeva con la macchina da presa Bertrand, protagonista de L'uomo che amava le donne, non un donnaiolo qualunque, ma un vero e proprio cultore della figura femminile. Oggi dopo trentacinque anni, il personaggio ideato da McQueen ci fa capire che il partner non ha più importanza. Il gap generazionale che divide l’amante delle donne dal semplice erotomane è segnato dalla scomparsa di fattori chiave come il corteggiamento, il romanticismo e il sentimento. L'incomunicabilità, giunta a picchi estremi, ha prodotto oggi dei soggetti alienati in cerca di contatti che non superino la notte.
Shame è un'opera che non può lasciare certo indifferenti. McQueen dirige in modo magistrale, regalando immagini forti ed emotivamente devastanti. La punta di diamante però resta la performance del protagonista, un Fassbender mai così in forma che alterna con maestria espressioni glaciali a impressionanti scatti d'ira. Per tutti coloro che gridano al miracolo per il J. Edgar di DiCaprio, questo film li farà ricredere sulla via di Damasco.
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