Emotivi anonimi

Un film su chi prova terrore entrando in un ristorante affollato; o su chi, dinanzi al trillo di un telefono o a una commessa troppo autoritaria, si sente morire

Un film su chi prova terrore entrando in un ristorante affollato; o su chi, dinanzi al trillo di un telefono o a una commessa troppo autoritaria, si sente morire; o infine su chi, innamorandosi, non troverà mai il coraggio di confessarlo… tanto più a chi è esattamente come lui. Benvenuti in Emotivi Anonimi, commedia romantica e sfacciatamente auto–biografica firmata dal regista francese Jeanne–Pierre Améris in collaborazione con lo sceneggiatore belga Philippe Blasband.

Jean–René, l’impettito proprietario di una piccola fabbrica di cioccolato prossima al fallimento, si imbatte in Angélique, deliziosa mastra cioccolataia che, timorosa del proprio incredibile talento, si cela dietro l’identità di un fantomatico eremita e, così facendo, finisce per salvare le sorti dell’azienda. Lui pare severo, autoritario e spigoloso; in verità corre a cambiarsi la camicia sudata ogni volta si rivolgano uno sguardo. Lei, impacciata e naif, frequenta un gruppo di auto–aiuto per la salute emozionale e, per esorcizzare la timidezza, canticchia La confiance, come Julie Andrews in Tutti insieme appassionatamente, volteggiando vestita di tinte pastello per le strade di Lione. (Ché, nelle commedie francesi, dei siparietti musicali e della goffaggine non se ne può proprio fare a meno.) Inevitabilmente, si innamoreranno l’uno dell’altra. Prevedibilmente, faranno una gran fatica a dirselo. Rigorosamente, seguirà il lieto fine.

Un film che, tra buona recitazione, ambientazione fiabesca, qualche spunto brillante e gag ahimè abusate, vuole dedicarsi con leggerezza a tutti gli iper–emotivi del mondo, “(…) quelli che restano nell’ombra, i più numerosi, i più modesti, quei piccoli eroi che lottano per trovare il loro posto nel teatro che è la vita”.

di  Marina Calvaresi

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