300

Il fumettone intriso di computer grafica di Zack Snyder convince per i risultati estetici ma lascia perplessi sul versante narrativo. La fedeltà alle chine di Frank Miller soddisferà i fan ma deluderà i cinefili più rigorosi

Tratto dall'omonimo fumetto di Frank Miller, 300 è un film visivamente esaltante che non delude i fan delle strisce e dei videogame. Lascia invece un po' perplessi gli appassionati di cinema. Un fatto storico così leggendario e carico di enfasi è pura materia cinematografica: non a caso già nel 1963 Hollywood realizzò I 300 spartani, ispirandosi proprio ai fatti delle Termopili.
A differenza di quello che accadde per Sin City di Robert Rodriguez, la fedeltà del regista Zack Snyder al fumetto di Frank Miller (con tanto di voce narrante, taglio estremamente cupo di tutta la vicenda e fisicità estrema rappresentata dai protagonisti anche fuori dal campo di battaglia) non paga, anzi. Il racconto di un evento basato sui principi fondanti della cultura greca, il valore, la "bella fama", la koinè in opposizione al barbaro invasore (nel senso greco di straniero), come quello delle Termopili, dovrebbe avere un taglio meno ostentativo dei sensazionalistici colpi di scena e delle figure dai tratti mostruosi (come quelli dei vari messi persiani o del deforme guerriero Daxos): dovrebbe cioè essere più vicino alla storia, magari anche strizzando l'occhio al mito classico, e meno al fumetto moderno.
Colui che cade sotto il peso di questa impostazione è purtroppo il protagonista Leonida, interpretato da Gerard Butler. Più che un condottiero o un eroe, spesso il suo atteggiamento è quello dello sbruffone di quartiere: si riferisce ad Atene come un luogo di «filosofi e checche omosessuali» e invita i persiani a venire a «prenderle». Una figura che non delude totalmente, riuscendo a incarnare la fermezza e la rettitudine di un sovrano lacedemone, ma manca di quei riferimenti intellettuali ai dubbi e agli ostacoli che un re deve fronteggiare per essere degno detentore del potere.
Altre piccole sbavature, sempre legate all'impostazione del fumetto, non rendono onore al racconto. Esclusa l'attendibilità storica, che in pochissimi si aspettavano e che ovviamente non c'è, lo spazio riservato agli episodi leggendari (il buio fatto calare dal lancio delle frecce dei persiani e il tradimento di Efialte) e a storiche frasi ad effetto («torna con il tuo scudo o sopra il tuo scudo») condisce la pellicola di una prevedibilità che lascia l'amaro in bocca.
L'avvilente risultato finale è che all'uscita dal cinema i commenti del pubblico riguardano più le tartarughe scolpite e i bicipiti pompati degli Spartani che non le memorabili gesta degli stessi: cosa già accaduta per Troy di Wolfgang Petersen. (mario vanni degli onesti)

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