Non avere paura del buio rilancia il genere… aspettando il Dracula in 3D di Dario Argento
L’horror è un genere aspirapolvere: risucchia tutto quello che gli capita a tiro. Funziona come l’heavy-metal. Nell’heavy-metal abbiamo lo stoner metal, l’epic metal, il grindcore, il doom metal, il nu metal, l’hair metal… La lista è lunghissima e dà l’impressione che si potrebbe teoricamente allungare all’infinito dato che le ibridazioni possibili sono infinite e basta la goccia di un nuovo colore per ottenere un’ibridazione nuova. Così potrebbe esserci il Nonna-Metal o, perché no?, l’Unghie-Lunghe-Metal – che magari sarebbero canzoni di metallo pesante dedicate alla nonna oppure suonate da band con unghie lunghissime. Per l’horror è uguale. Ci sono gli slash-horror (coltelli, accette, sparachiodi), car-crash-horror (con automobili come protagoniste – dallo spielbergiano Duel a Christine al tarantiniano Death Proof) al più classico gotico.
Il genere dell’horror gotico, si potrebbe dire, designa tutto ciò che presenta architetture gotiche: castelli, case dallo stile gotico, portoni, finestre, ma anche boschi pieni di alberi spogli potrebbero suggerire atmosfere gotiche, organi, le chiese stesse, naturalmente (come nell’Esorcista di Friedkin), cieli squarciati da fulmini furiosi. Dunque anche elementi paesaggistici. Una mappatura esaustiva di tutti questi elementi sono contenuti nel nuovo film prodotto da Guillermo del Toro Non avere paura del buio. Non un gran film. Ma per l’appunto una mappa esaustiva. Prima di tutto la bambina sembra la versione con i capelli scuri della Carol Anne di Poltergeist. E’ proprio uguale. Solo con i capelli neri – ma molto meno inquietante della Samara di The Ring. I capelli lunghi sono fondamentali nel genere gotico. Secondo un’antica credenza i capelli lunghi trattenevano l’energia del cosmo – vedi anche il biblico Sansone.
All’inzio del film troviamo la piccola Sally che disegna una cerchio spiraleggiante – scena uguale del nuovo romanzo, tra l’altro, della scrittrice horror Lorenza Ghinelli. La casa dove si svolge il dramma misterioso di Non avere paura del buio ha appunto un’architettura gotica. E’ situata nel mezzo di un bosco e c’è anche un labirinto alla Shining di Kubrik. Non ci sono spiritelli, ma elfi, piccoli demoni che si nascondono nell’ombra e che riducono a striscioline i vestiti di una poco convincente Katy Holmes (non fa niente per sembrare un’intrusa tra Sally e il padre, la matrigna cattiva; e poi il viso è troppo dolce), e procurano morti “arcimboldiche” agli ospiti della casa. Il film si svolge spesso nell’oscurità, ci sono scantinati e c’è una cripta piena di ragnatele di polvere. Insomma più o meno tutto quel che ci vuole. L’elemento interessante e di novità è forse dato dall’uso del flash delle macchine fotografiche contro la telecamera che stordiscono lo spettatore, e anche delle torce elettriche.
Il film non assomma vere e proprie citazioni consapevoli, ma è più una somma di elementi – come ad esempio gli elfi collezionisti di denti umani. Ricorda un poco La ballata della pallottola flessibile di Stephen King, anche se in tutt’altro modo. E’ lontano, però, dal gotico, ad esempio, alla Tim Burton (che confeziona sublimi melange gotici, tenuti insieme da grande consapevolezza) e che trova Dario Argento specialista indiscusso, ora alla prova col classicone Dracula che lo spettatore dovrà guardarsi con tanto di occhialetti 3D. In effetti fa rabbrividire anche solo l’idea di vedersi un film di Dario Argento in 3D: roba da perdere tutti quei pochi capelli che si hanno sulla testa o farli diventare bianchi. Però, è un rischio che bisogna correre.
di Marco Candida
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