All’interno dello splendido complesso monumentale di San Micheletto, si trova la sede della Fondazione Centro Studi sull’arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti, che ha sempre rivolto particolare attenzione all’opera architettonica, come nucleo autonomo di creatività estetica, e al nodo linguistico tra le espressioni convenzionali dell’universo artistico e i nuovi codici visuali. L’esposizione delle fotografie della Collezione Sartoris, in parallelo agli oggetti del Vitra Design Museum di Weil am Rheim, rientra quindi perfettamente tra gli obiettivi divulgativi dei Ragghianti. La mostra dà un saggio della completa Collezione del grande architetto svizzero che conta più di 8.000 immagini di circa 410 fotografi sui lavori di un numero ancor maggiore di architetti provenienti da tutto il mondo. Il tutto con un taglio critico a dimostrazione del complesso rapporto che si era instaurato tra architettura e fotografia, i meccanismi utilizzati per la produzione e la diffusione della prima e il ruolo chiave della seconda in questo processo, alla luce delle evidenti relazioni funzionali contraddittorie che si andavano sviluppando, soprattutto tra gli anni Venti e Trenta, in cui entrambe le arti ricercavano una propria indipendenza e legittimità. Le fotografie, infatti, inizialmente realizzate a fini documentari, a seconda dei soggetti scoprono una certa dimensione estetica autonoma, così da enfatizzare per affinità artistiche o, più spesso, da acuire per disparità d’intenti, le tensioni tra gli architetti e i fotografi architettonici. I curatori hanno selezionato 180 immagini originali di edifici sia noti che dimenticati dell’architettura moderna, considerando come elementi discriminanti l’interesse del soggetto rappresentato a livello internazionale; le differenze e le similitudini tra i vari linguaggi coinvolti e l’intensità del dialogo tra l’immagine fotografica e l’intenzione architettonica, ovvero la distanza tra la sperimentazione fotografica e il relativo soggetto architettonico. Si aggiungono alle foto un corredo di plastici degli edifici creato appositamente, l’ingente raccolta di libri e riviste d’epoca provenienti sia dall’archivio Sartoris che da quello del Vitra Museum, e ultimi ma non certo per rilevanza, i mirabili arredi d’epoca, tutti provenienti dal museo di design tedesco e spesso rintracciabili nelle stesse fotografie in mostra. Il risultato è un’esposizione evidentemente indirizzata ad un pubblico specializzato di studiosi e appassionati di design e architettura, che, come già evidenziatosi per le mostre di Torino e di Como, non manca di seguire con entusiasmo le esposizioni legate a Sartoris. Oltre al pregio degli scatti, del resto, gli elementi di contorno rendono la visione e la comprensione delle fotografie apprezzabile e interessante, approfondendo con completezza e dinamismo lo spaccato tematico e temporale presentato.
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